Bush: "È interesse della Cina dialogare con il Dalai Lama"

Il leader spirituale tibetano chiede a Pechino di trovare una soluzione alla crisi, promettendo di non puntare alla separazione del Tibet

Washington - Il presidente Bush durante una conferenza stampa alla Casa Bianca in occasione della visita del premier australiano, Kevin Rudd, ha detto di aver sollecitato il presidente cinese Hu Jintao "a usare moderazione" nella gestione dell'emergenza Tibet. E' la prima volta, questa, che Bush interviene sulla crisi tibetana. Finora aveva manifestato il suo pensiero attraverso i portavoce. Poi, quando nel mondo qualcuno paventava l'ipotesi di un boicottaggio, aveva fatto sapere che avrebbe partecipato all'inaugurazione dei Giochi. Non sfugge però, al presidente Usa, che il Tibet è una vera e propria "patata bollente" in grado di far saltare gli equilibri internazionali. Ma sono soprattutto le buone relazioni economiche tra Stati Uniti e Pechino a spingere Bush a non bacchettare la Cina limitandosi a ricordare che è "nell’interesse dei dirigenti cinesi avere colloqui con i rappresentanti del Dalai Lama". Un modo come un altro per dire che il dialogo serve a tutti.

Il Dalai Lama accusa i media cinesi Il Dalai Lama ha accusato i media cinesi di ricorrere all'inganno e distorcere i fatti nella copertura della protesta in Tibet, dicendo che questo potrebbe alimentare le tensioni razziali tra tibetani e cinesi. "La descrizione dei media di stato degli eventi recenti in Tibet, in cui si ricorre all’inganno e a immagini distorte, potrebbe gettare il seme di tensioni razziali con conseguenze imprevedibili di lungo termine".

Richiesta di dialogo Al contempo il leader spirituale tibetano torna a chiedere a Pechino di aprire un "dialogo significativo" per trovare una soluzione pacifica. Dall'altro lato Pechino è ferma sulle sue posizioni: accusa il Dalai Lama di orchestrare le proteste e i disordini in corso nella regione himalayana, e in altre province dove vivono comunità di origini tibetane. "Vi assicuro - ha ripetuto - che non desidero la separazione del Tibet. Né ho alcuna volontà di causare problemi tra il popolo tibetano e quello cinese. Io sono un semplice monaco che cerca di preservare la cultura del popolo tibetano, la sua lingua e la sua identità".

"Disposto a collaborare" "Persino in queste circostanze - scrive il leader buddista in un comunicato - ho manifestato alle autorità cinesi la mia volontà di collaborare per riportare pace e stabilità in Tibet". Soddisfatto per l'attenzione ricevuta dai media in tutto il mondo intorno al "caso Tibet" ora il Dalai Lama vuole portare a casa qualche risultato, dopo 49 anni di esilio forzato.

"Mi sono appellato alla dirigenza della Repubblica popolare cinese perché comprenda con chiarezza la mia posizione, e si attivi onde risolvere gli attuali problemi", prosegue la nota, indirizzata testualmente ai "miei fratelli e sorelle cinesi". Continua quindi il Dalai Lama: "Invito la dirigenza cinese a fare uso di saggezza e a intraprendere un dialogo significativo con il popolo tibetano. Mi appello altresì affinché compiano sforzi sinceri per contribuire alla stabilità e all’armonia nella Repubblica popolare, e per evitare di creare spaccature tra le differenti nazionalità". Lo stesso Dalai Lama ha sempre ribadito di non puntare alla secessione della sua terra dalla Cina, e quindi all’indipendenza, bensì semplicemente a una maggiore autonomia del Tibet.

Niente rappresaglie per la protesta dei monaci Non dovrebbero subire rappresaglie i monaci buddisti che ieri, mettendo in grave imbarazzo le autorità filo-cinesi, erano riusciti a superare gli sbarramenti raggiungendo i giornalisti stranieri. "Quei monaci non saranno puniti", ha assicurato Baema Chilain, vice presidente della Regione autonoma tibetana, il governo locale controllato dalla Repubblica Popolare. "Quello che hanno affermato però non è vero. Stavano cercando di fuorviare l’opinione pubblica mondiale. I fatti - ha sottolineato - non debbono essere distorti". E ovviamente la verità non può essere che quella "ufficiale" a uso e consumo di Pechino.