Bush: in Iraq possiamo e dobbiamo vincere

Il presidente degli Stati Uniti sostiene che il successo in Iraq sia ancora possibile. "Il ritiro? Sarebbe un disastro adesso". E ribadisce l'importanza strategica del Medio Oriente. Poi attacca gli estremisti islamici: "Siamo all'inizio di un grande conflitto ideologico"

Washington - Nella guerra in Iraq "possiamo avere successo e so che dobbiamo averlo", così il presidente degli Stati Uniti George W. Bush sulla missione in Iraq. Secondo il presidente americano, "il vero dibattito è tra chi ritiene che la guerra sia persa e chi ritiene la si possa ancora vincere" e non tra chi vuole che i soldati restino in Iraq o tornino a casa. Perché in questi termini, specifica Bush: "Tutti vogliono vedere il giorno in cui i nostri coraggiosi militati torneranno a casa". Ma bisognerà aspettare settembre perché il presidente prenda una nuova decisione: dopo il rapporto del 15 settembre Bush si consulterà con il Congresso per stabilire " sesarà necessario prendere un'altra decisione" su come procedere in Iraq.

"Ritiro? Un disastro" "La guerra non è una causa persa" e un ritiro anticipato dall’Iraq sarebbe "un disastro", ha ribadito. E ha aggiunto: "Iniziare il ritiro prima che i comandanti siano pronti sarebbe pericoloso per l’Iraq, per la regione e per gli Stati Uniti. Significherebbe consegnare l’Iraq ad Al Qaeda". Bush ha poi avvertito il Congresso che non esiterà a porre il veto a qualsiasi iniziativa di legge chiedesse un ritiro dall’Iraq, che giudicasse affrettato. "Non spetta al Congresso gestire la guerra", ha detto. E ha ribadito: "Tentare di gestire una guerra con una risoluzione significa decretarne il fallimento".

"E' iniziato il conflitto ideologico" Difendendo oggi la sua strategia in Iraq, Bush ha affermato che "siamo nelle fasi iniziali di un grande conflitto ideologico: un conflitto tra quanti vogliono la pace e vogliono vivere in una società pacifica e normale e i radicali che vogliono imporre al resto del mondo la loro tetra visione". Bush ha detto: "Al Qaida in Iraq ha giurato fedeltà a Osama bin Laden" e ha aggiunto che "uno dei modi che i militanti hanno per diffondere la loro ideologia è di far male a americani. "Quelli che uccidono civili innocenti in Iraq appartengono allo stesso gruppo responsabile dell’11 settembre".

"Al Qaida non si è rafforzata" Per il presidente Bush, Al Qaida è "ancora pericolosa", ma non ai livelli di prima dell’11 settembre "per le azioni intraprese" dalla sua amministrazione dopo le stragi a Washington e a New York. Durante la conferenza stampa Bush ha detto che "grazie alle azioni intraprese", l’organizzazione di Osama bin Laden "è più debole di quanto non avrebbe potuto essere".

Medio Oriente strategico per Usa Anche il Medio Oriente ha trovato spazio nel discorso di Bush di oggi. "Il Medio Oriente resta una priorità strategica vitale per gli Stati Uniti", annunciando che ad agosto il segretario di Stato Condoleezza Rice e il segretario alla Difesa Robert Gates andranno insieme nella regione in missione. Bush ha poi sottolineato che "Al Qaeda ha bisogno del caso per sopravvivere e il caos può portare a un’ulteriore escalation" dei problemi nell’intera regione mediorientale.

A lavoro con Musharraf E sempre su Al Qaida, Bush conferma che il gruppo "è in parti del Pakistan". Una presenza che inquieta il presidente pakistano Pervez Musharraf, con il quale Bush sta lavorando: "Neanche lui li vuole nel suo paese. Non vuole combattenti stranieri e così stiamo lavorando per assicurare che continuiamo a mantenere la pressione su al Qaida", ha detto il presidente americano. Secondo un nuovo rapporto del National Counterterrorism Center intitolato "Al Qaida, meglio posizionata per colpire l’Occidente", la rete terroristica di Osama bin Laden si sarebbe arroccata in remote aree tribali del Pakistan per addestrare militanti e pianificare attacchi