Bush: con l’Iran non è l’ora di colloqui diretti

da Washington

Nella sua prima conferenza stampa dell’anno, il presidente americano George W. Bush ha detto di attendersi nuove stragi in Irak, di non essere ancora pronto a colloqui diretti con l’Iran, e ha ribadito di considerare «un ottimo primo passo» l’accordo appena raggiunto con la Corea del Nord sul nucleare.
A proposito dell’Irak il presidente americano, che aveva appena parlato in videoconferenza con il generale David Petraeus, nuovo capo delle forze Usa nel Paese, ha detto che le continue stragi a Bagdad e altrove «mirano a danneggiare il governo iracheno» del premier Nuri Maliki e a impressionare l’opinione pubblica americana. Ma lasciare l’Irak, in queste condizioni, «avrebbe conseguenze disastrose». «L’operazione per riportare la sicurezza a Bagdad prenderà comunque il suo tempo e vi saranno nuovi attentati: non è possibile fermare tutti i kamikaze con ordigni», ha aggiunto Bush.
Circa le accuse lanciate negli ultimi giorni all’Iran di fornire armi micidiali agli insorti in Irak, come un nuovo tipo di ordigni esplosivi in grado di perforare le corazze dei veicoli blindati Usa, Bush ha detto «di non sapere» se i dirigenti di Teheran siano direttamente responsabili. Le armi arrivano agli insorti, ha sottolineato il presidente, attraverso gruppi iraniani come Al Qods (unità d’élite dei Guardiani della rivoluzione iraniana, i Pasdaran). «Noi sappiamo - ha detto Bush - che le forze Qods fanno parte del governo iraniano. Quello che non sappiamo è se i massimi dirigenti di Teheran hanno dato l’ordine alle forze Qods di avviare queste iniziative», ha aggiunto Bush, che si dice non pronto a incontrare direttamente i dirigenti iraniani (o a far incontrare i suoi collaboratori). Se esistesse la possibilità che un incontro del genere possa essere utile, ha precisato, allora «lo farei subito» ma per il momento «preferisco lavorare con le altre nazioni».