Bush mezz’ora faccia a faccia con il Cavaliere

Al mattino la visita a Napolitano, Benedetto XVI, al Professore e a D’Alema, poi l’incontro all’ambasciata con "l’amico Silvio"

Roma - Romano Prodi, in partenza dal vertice di Heiligendamm, tiene a far sapere che il faccia a faccia tra George Bush e Silvio Berlusconi è in certo modo una sua concessione. Certo: nelle minuziose stesure degli appuntamenti diplomatici è scontato che Washington abbia chiesto a Palazzo Chigi se ci fossero problemi all’idea che il titolare della Casa Bianca incontrasse il «vecchio amico Silvio». Stessa tattica era stata adottata del resto in Polonia per chiedere se fosse possibile un incontro con Walesa. Un po’ meno usuale invece che il premier italiano facesse sapere che era stato lui a concedere il lasciapassare. Questione di stile.
Ma l’uscita del Professore, più che tesa ad accaparrarsi discutibili meriti, forse è dovuta ad una voce che aveva preso intanto a circolare per Roma e che voleva Prodi irritato per il fatto che Bush incontrasse il leader dell’opposizione, quasi a riconoscergli il ruolo di unico e vero amico degli Stati Uniti nel nostro Paese. Voce di corridoio, sia chiaro. Ma abbastanza credibili, anche perché da oltre oceano piovevano intanto e lasciavano il segno le critiche sul governo Prodi del Washington Post e di altri organi di stampa, pronti ad affermare che mai le relazioni Italia-Usa erano arrivate così in basso. In più tornava a farsi sentire il problema del mancato invito nella capitale Usa a Prodi. Si sa: il premier ci teneva parecchio e in più di una occasione, nei mesi scorsi, i suoi sherpa hanno provato a mettere in piedi il viaggio. Fin qui, nulla da fare. Non è escluso che, dopo il pranzo e la conferenza stampa odierni a Palazzo Chigi, Bush - giunto ieri sera a Fiumicino proveniente dalla Polonia - possa finalmente invitare Prodi a volare a Washington. Ma per ora non c’è nulla. Di qui il via libera all’incontro Bush-Berlusconi che potrebbe essere prodromico alla visita negli Usa, che è improbabile possa comunque avvenire prima dell’autunno, visti gli impegni nelle rispettive agende. Senza contare che di qui ad allora sarà stata tanta l’acqua passata sotto i ponti.
Al di là di ogni supposizione, resta comunque il fatto che a conclusione del trittico d’incontri previsto dalla mattina al primo pomeriggio - prima vedrà Napolitano al Quirinale, poi il Papa in Vaticano e quindi Prodi e D’Alema a Palazzo Chigi che torna sede per incontri internazionali ad alto livello e del quale si è rifatto il look con la sistemazione di un grande tendone al centro del cortile d’onore - Bush incontrerà per una buona mezz’ora Silvio Berlusconi. Non più, dunque, solo il tempo di un caffè (alle 17 il piatto forte sarà costituito semmai dal gelato), ma quello sufficiente per un buon giro d’orizzonte dopo il G8 tedesco, lo scambio d’opinioni di Bush con Putin e gli incontri italiani.
L’ex-ministro azzurro La Loggia si diverte a premere polemico sull’acceleratore nel constatare l’evidente rapporto tra Bush e Berlusconi: «Negli ambienti americani - fa sapere - emerge con sempre maggior chiarezza che i due principali appuntamenti romani sono ritenuti l’udienza col Santo Padre e il colloquio con Berlusconi...». Un pizzico d’esagerazione, è da mettere in conto. Ma è da considerare che si tratta di un faccia a faccia con l’opposizione che solitamente, se c’è, non si pubblicizza. A dimostrazione ulteriore che tra Washington e l’Ulivo son tutt’altro che rose.