Bush ospita Putin: via al vertice tra cortesia e diffidenza

Oggi e domani nel Maine i due statisti cercano un difficile accordo sulle numerose rivendicazioni che li dividono, come il sistema antimissile e il Kosovo

Washington - L’hanno già soprannominato in tanti modi l’incontro di ieri sera e di oggi tra Vladimir Putin e George Bush jr. La più originale in apparenza ma in realtà scontata è, visto che i colloqui si svolgono nella residenza estiva di George Bush sr. davanti al mare pescoso di Kennebunkport, la definizione di «vertice dell’aragosta». Che dovrebbe essere solennizzato oggi, se il tempo (meteorologico) e il tempo (a disposizione) saranno propizi, con una partita di pesca officiata dal Grande Vecchio. Il termine alternativo è ancora più inevitabile, «il vertice delle spie», visto che Putin viene dal Kgb e il vecchio Bush è stato capo della Cia. Cortesia e diffidenza, dunque. L’iniziativa pare sia partita dal capo del Cremlino che, sulla via del Guatemala - si sta recando per una missione geopoliticamente senza precedenti -, ha proposto di «fare un salto» negli Stati Uniti. Gesto ricambiato con l’offerta del presidente Usa di un incontro meno ufficiale e più «cordiale» nella casa paterna. Ma l’atmosfera preparatoria non è stata delle più «affettuose». Bush ha impiegato gli ultimi giorni, fra l’altro, a ricevere alla Casa Bianca il presidente dell’Estonia, il Paese baltico i cui rapporti con Mosca sono oggi tesissimi, e Putin ha aperto il Cremlino a Hugo Chavez, erede ed emulo di Castro, icona e stratega dell’antiamericanismo nell’America Latina.

Rimane il gesto di buona volontà, più evidente da parte americana. Il presidente russo, infatti, ha dichiarato, con un piede già sulla scaletta dell’aereo, che sì, i suoi rapporti con Bush sono cordiali, ma che sulla cordialità personale prevale comunque l’interesse nazionale, e Bush si è preparato a presentare all’ospite un «menu» politico che difficilmente sarà di suo gusto. L’elenco delle «discordie» fra Washington e Mosca è infatti il più nutrito, di gran lunga, dopo la fine della Guerra Fredda, che proprio George Bush sr. dichiarò defunta quando si dissolse l’Unione Sovietica. Il contenzioso si articola su almeno cinque punti; l’ultimo aggiunto all’agenda di gran fretta, in conseguenza della rivendicazione appena avanzata da Putin del Polo Nord come «estensione geografica» della Russia. Il penultimo è il Kosovo: l’America vuole ad ogni costo che la regione dell’ex Jugoslavia, abitata in gran parte da albanesi, acquisisca un’indipendenza garantita dall’ombrello Nato, e, in pratica, dalla potenza Usa. Putin è contrario, a causa della «fraternità di destini» tra la Serbia e la Russia.

Ma i punti principali del contendere sono altri. Bush vuole soprattutto che Putin collabori con gli Stati Uniti nel mettere alle strette l’Iran, e si prepara ad accrescere le pressioni su Teheran per fermare il suo programma nucleare. Una nuova risoluzione sarà presentata presto al Consiglio di sicurezza per deliberare nuove sanzioni, fra cui il bando delle linee aeree iraniane dagli aeroporti del resto del mondo e delle navi iraniane dai porti. Tutto sta a indicare che la Russia (e non solo) bloccherà tali misure col suo veto. A meno di non ricevere una sostanziosa contropartita sul tema che le interessa di più: il sistema antimissile Usa, quelle basi che Bush intende impiantare in Polonia e nella Repubblica Ceca per bloccare in volo eventuali missili lanciati dall’Iran. L’idea ha irritato moltissimo i russi, che la vedono come una minaccia diretta alle sue frontiere, un progetto di «accerchiamento» e uno strumento per consolidare l’«egemonia americana sul mondo». Putin ha annunciato contromisure come la sospensione del trattato che limita gli armamenti in Europa e la costruzione di un missile capace di «perforare» qualsiasi sistema di sicurezza Usa. Infine ha proposto, durante il vertice di Heiligendamm, di spostare le basi nell’Azerbaigian, cioè direttamente alla frontiera con l’Iran, in modo da proteggere anche la Russia. Colto di sorpresa, Bush non ha fornito una risposta. L’idea non piace, anche se proprio ieri il generale Henry Obering, responsabile della Difesa antimissilistica americana, ha annunciato di avere iniziato «discussioni tecniche preliminari» che includono questa variante.

Il quinto elemento è infine la «involuzione» denunciata da Washington del regime russo, accusato di violare i diritti umani. Su questo tema Bush è sotto pressione dei «falchi», non solo repubblicani conservatori, ma anche dalla sinistra «liberale». È l’unico tema, forse, su cui George Bush è considerato una «colomba». Il che accrescerebbe ulteriormente le difficoltà di questo vertice improvvisato.