Bush perde pezzi: si dimette il suo ministro della Giustizia

da Washington

Non è proprio una sorpresa, però le ultime dichiarazioni dalla Casa Bianca avevano, di nuovo, lasciato intendere il contrario. E invece il ministro della Giustizia Alberto Gonzales ha ceduto le armi, ancora sull’onda della solidarietà quasi incondizionata di Bush (e probabilmente del tutto incondizionata del vicepresidente Cheney) ma sotto la pressione del Congresso e delle estensioni giudiziarie della sua campagna politica. Lascerà il suo ufficio il 17 settembre, a poca distanza dal momento dell’addio per Karl Rove, lo stratega della Casa Bianca le cui sorti erano venute intrecciando sempre più strettamente con le sue. L’annuncio l’ha dato di persona ed è stato breve, con qualche punta polemica. «Ho mandato una lettera al presidente», ha detto.
La vera notizia, naturalmente, è che il presidente avrebbe potuto respingere le sue dimissioni e invece le ha accolte. Non avrebbe fatto così, con ogni probabilità, se non fossero intervenuti fatti nuovi o sul piano parlamentare-giudiziario oppure su quello politico. Così la partenza di Gonzales può anche essere interpretata come un altro lancio di zavorra dalla navicella di Bush sbattuta dalla tempesta. L’annuncio ha così rinfocolato le polemiche invece di placarle. Soprattutto nelle file repubblicane si deplora il «linciaggio» cui il ministro della Giustizia sarebbe stato sottoposto da parte della maggioranza democratica in Congresso.
«Schumer ha ottenuto lo scalpo che cercava, ma farebbe meglio a vergognarsene che a gloriarsene» ha detto un senatore repubblicano. Schumer è il rappresentante dello Stato di New York che si è profilato negli ultimi mesi come «mastino» negli attacchi al ministro. Le accuse contro Gonzales sono note e gravi: coprono un intero atteggiamento di intransigenza e spesso di disinvoltura di fronte alle consuetudini e anche alla legge sullo sfondo della «guerra al terrore».
Il nome di Gonzales è rimasto legato a Guantanamo, ai «licenziamenti» di alcuni procuratori per far posto a dei successori più ligi alla Casa Bianca e perfino alle voci di una circonvenzione di incapace di cui sarebbe stato vittima il predecessore Ashcroft nel momento in cui era gravemente malato. Nessuna prova, solo un accumularsi di indizi, tenuti assieme dall’atteggiamento generale di Gonzales. Bush non ha accennato al suo caso in una breve dichiarazione dedicata come al solito all’Irak.
Si accende la gara per la successione. Il più probabile è Michael Chertoff, a sua volta già criticato per le manchevolezze nei soccorsi dopo l’inondazione di New Orleans. «Ci mancherebbe anche - ha detto un esponente democratico - che dopo l’uomo di Guantanamo arrivasse quello di Katrina».