Bush a Roma: punta sull’Italia per il nodo Iran

Piena intesa con Washington: il presidente Usa stempera le perplessità tedesche su un nostro ruolo di primo piano nella crisi con Teheran. Oggi l'incontro con Napolitano e Berlusconi. <strong><a href="/a.pic1?ID=268282">Roma, città blindata</a></strong>

Roma - Alla quartultima tappa del suo ottavo e ultimo vertice euro-americano (dopo Roma seguiranno Parigi, Londra e Dublino), George Bush arriva soddisfatto ed ottimista. Sono andati bene i suoi colloqui con sloveni e tedeschi e con Berlusconi il legame è più saldo che mai. Al premier italiano potrebbe consegnare un regalo importante: il via libera di Berlino al nostro inserimento nell’attuale 5+1 (i cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu e cioè Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina più, per l’appunto, la Repubblica federale tedesca) che tratta con Teheran sulla spinosa vicenda nucleare.

S’era impegnato a farlo il presidente degli Usa e - a quel che si dice - avrebbe tentato di scongelare le «perplessità» della cancelliera sull’ingresso italiano nel pacchetto di mischia che tratta con gli iraniani e che lunedì, tramite Solana, dovrebbe avanzare un vero e proprio ultimatum agli uomini di Ahmadinejad sui controlli dell’Aiea ai reattori in costruzione. Anche il governo italiano del resto non si oppone a rendere più stringenti le sanzioni, visto che fino ad ora Teheran procede imperterrita sulla sua strada, intervallandola con periodiche minacce all’esistenza di Israele. Proprio la Merkel, ieri al termine dei colloqui con Bush nel castello prussiano di Melberg - a pochi chilometri dalla capitale tedesca -, ha fatto sapere che si potranno prendere in considerazione anche «strette bancarie», con cui interrompere non solo i finanziamenti che dalla capitale iraniana partono per estremisti di ogni tipo, ma anche per bloccarne i commerci, vista la sordità iraniana agli appelli.

E questa ipotesi, da quel che è trapelato dalla Farnesina, troverebbe il nostro consenso, al contrario di quel che pensavano a Berlino dove i trascorsi commerci italo-iraniani avevano seminato dubbi e perplessità.
Dunque ci si aspetta che quest’oggi George Bush - che inaugura la sua serie di impegni italiani con Napolitano, il quale offrirà una colazione al Quirinale - possa formalmente annunciare il lasciapassare per l’Italia. Dalla quale attende in cambio la formalizzazione - per verità già ampiamente annunciata - di un più flessibile impiego delle nostre truppe in Afghanistan.

Dalla Merkel gli Usa hanno ottenuto 1.000 uomini in più; da villa Madama, dove incontrerà stasera in una cena di gala Berlusconi e Frattini (quest’ultimo di rientro da Parigi dove la Nato discuterà in mattinata proprio di Afghanistan), l’inquilino della Casa Bianca auspica emerga l’impegno formale ad intervenire anche fuori dalle nostre zone (Kabul ed Herat) in caso di necessità, e magari anche un appoggio aereo in quelle zone dove la guerriglia talebana morde più forte ai polpacci le truppe Nato.
Frattini ha già annunciato da tempo il via libera alla modifica dei caveat e attende il sì al 5+2: «L’Italia può contare sugli amici americani - dice - e anche su Sarkozy che ha espresso il suo sostegno alla nostra richiesta». Difficile che la Merkel, alla vigilia di un importante consiglio europeo (la prossima settimana a Bruxelles) si metta di traverso. Ma è Bush, che pure è all’uscita di scena, lo snodo principale.

Nel corso del suo breve soggiorno romano, iniziato ieri pomeriggio in forma privatissima col suo staff (a villa Taverna ha fatto il punto dopo i primi due importanti colloqui di Lubiana e Berlino, mentre la partenza per Parigi è domani dopo il pranzo), Bush oltre che coi governanti del nostro Paese avrà anche un importante abboccamento con Benedetto XVI e alcuni contatti privati, tra cui una vista al centro studi americano di Roma.