Bush: "Un salvagente anche per banche estere"

Dopo il riscatto di venerdì le Borse provano a uscire dall’incubo subprime. I gruppi finanziari stranieri presenti negli Usa potranno beneficiare
del piano d’emergenza della Casa Bianca. E Paulson invita gli altri
Paesi a fare altrettanto

Milano - Il maxi-antidoto da 700 miliardi di dollari con cui la Casa Bianca sta tentando di debellare il virus subprime sarà a disposizione non solo dei colossi di Manhattan in difficoltà, ma di tutte le banche con attività negli Stati Uniti, gruppi esteri compresi. Il segretario al Tesoro, Henry Paulson, prova a rassicurare le Borse di tutto il mondo, impegnate da questa mattina a decidere se confermare o no il risveglio dall’incubo subprime che venerdì scorso ha permesso a Piazza Affari di mettere a segno un rimbalzo del 7,7 per cento.

I primi 50 miliardi di dollari destinati a stabilizzare i fondi mutualistici più esposti verso asset ormai considerati «tossici» rappresentano un’ulteriore rete di sicurezza, ma nella sale operative nessuno nasconde che nei prossimi mesi i listini rimarranno «nervosi», e che si alterneranno momenti di euforia e disperazione a seconda dei segnali dell’economia Usa. Di sicuro, però, il piano anticrisi predisposto da George W. Bush rappresenta una svolta di sistema rispetto all’approccio precedente, composto da salvataggi mirati su Bear Stearns, Aig, Fannie Mae e Freddie Mac. Soprattutto dopo che Washington ha detto che soccorrerà anche i gruppi esteri: «Se un’istituzione finanziaria che lavora e ha dipendenti negli States è oberata da attività non liquide, ha lo stesso impatto sul Paese e le sue famiglie», e quindi è giusto aiutarla, ha spiegato Paulson, illustrando alla popolazione i dettagli del piano anti-crisi dai maggiori talk show domenicali. In pratica, ci si trova di fronte a una sorta di secondo piano Marshall attraverso cui la Casa Bianca metterà a disposizione più risorse di quante non ne abbia finora assorbite la guerra in Irak. La manovra dovrebbe essere approvate da Camera e Senato entro mercoledì, per poi passare alla firma di Bush.
Paulson, ribattezzato «King Henry» da Newsweek, ha rimarcato di non voler scommettere contro i fondamentali dell’economia Usa e che, quindi, la crisi sarà superata. Ma proprio la decisione di allargare gli aiuti ai gruppi internazionali che lavorano Oltreoceano potrebbe nascondere la preoccupazione della Casa Bianca che il contagio subprime possa mietere altre vittime anche in Europa.

Tanto che il segretario al Tesoro ha affermato di avere tutta l’intenzione di chiedere agli altri governi di adottare misure analoghe a quelle Usa dato che il «sistema è globale». L’importo dell’intervento rimarrà, invece, fisso a 700 miliardi e quindi non saranno aggiunti altri fondi a favore dei privati come vorrebbero i democratici.