Bush: «Siamo in guerra con i fascisti islamici»

Fonti di intelligence sospettano che il giorno X fosse stato fissato per oggi, per evocare un altro «11»

Marcello Foa

Il compiacimento per la strage sventata. La rabbia per una guerra che continua: quella contro «i fascisti islamici». Non usa mezzi termini il presidente George Bush nel reagire alle notizie provenienti da Londra, mentre l’America si blinda e decreta l’allarme rosso per tutti i voli provenienti dalla Gran Bretagna. È la prima volta che accade, se si esclude un episodio marginale avvenuto due anni fa, quando un aereo da turismo violò la «no fly zone». Allora Washington visse due ore d’ansia, poi tutto si concluse. Ora invece l’allerta è a tempo indeterminato e volare torna a essere improvvisamente difficile: il «semaforo della sicurezza» inventato, dopo l’11 settembre 2001, è passato dal livello giallo a quello arancione (alto rischio di attentati) per tutti i voli nello spazio aereo statunitense.
Già, l’11 settembre. L’incubo rivive, cinque anni dopo. Anzi, per l’esattezza 59 mesi dopo. Il ministro della Sicurezza Michael Chertoff non esclude che i «terroristi intendessero colpire nel quinto anniversario della strage». Fonti di intelligence sospettano che in realtà il giorno X fosse stato fissato per oggi, 11 agosto. Un mese in anticipo, per cogliere il mondo di sorpresa; ancora una volta.
Ad avallare questo sospetto è lo stesso Chertoff che rivela dettagli taciuti dal governo di Londra: «I terroristi erano entrati nella fase esecutiva: avevano valutato gli orari di voli e le linee aeree». E già acquistato i biglietti, secondo indiscrezioni non confermate, ma nemmeno smentite. Le autorità americane hanno una certezza, anzi due. La prima: il complotto «era ben preparato, ben finanziato» e molto spettacolare: con «tante esplosioni su più voli», nove o forse dieci su aerei delle compagnie United, Continental e American Airlines, diretti a New York, Washington, Los Angeles, Boston e Chicago. La seconda: «Le impronte digitali sono quelle di Al Qaida», come dichiara il direttore dell’Fbi Robert Mueller. E Chertoff precisa: il progetto è molto simile a quello messo a punto undici anni fa da Ramzi Yousef e da Khalid Sheikh Mohammed, l’ex alto dirigente di Al Qaida considerato lo stratega dell’attacco alle Torri gemelle. Anche allora l’intenzione era di far esplodere una dozzina di aerei sull’Oceano. Anche allora i kamikaze avrebbero dovuto provocare le detonazioni miscelando a bordo sostanze chimiche. Unica differenza: gli aeroporti di decollo. Non inglesi, ma asiatici, tra cui quelli di Hong Kong e Seul.
«Questa vicenda è un duro promemoria per tutti noi», commenta Bush in visita nello Stato del Wisconsin. «Serve a ricordarci che il Paese è più sicuro di quanto non fosse l’11 settembre, ma non completamente al riparo, perché ci sono fascisti islamici che faranno ricorso a ogni mezzo per colpire la nostra nazione e distruggere quanti fra noi amano la libertà». Il capo della Casa Bianca ringrazia il governo britannico «per aver sventato il complotto» e definisce «eccellente» la cooperazione tra i servizi di sicurezza dei due Paesi. Rassicura l’America: «Non ci sono indicazioni di un attentato imminente contro gli Stati Uniti», ma in questi frangenti occorre mantenere alta la guardia per scoraggiare reazioni dei cinque complici che sarebbero ancora in fuga o l’emulazione da parte delle cellule in sonno. E chi viaggia «deve avere pazienza ed essere vigile».
Non sono pochi i disagi per i passeggeri. I kamikaze progettavano di usare esplosivi liquidi. E dunque da ieri non si possono più portare in cabina bevande e gel: niente shampoo, prodotti di bellezza, dentifrici, schiume da barba, soluzioni saline per lenti a contatto. Uniche eccezioni: medicine per i pazienti con seri problemi di salute e i biberon per neonati, ma a una condizione: il genitore dovrà assaggiare il latte davanti agli agenti. Un sorsetto fuori programma. E, già da ieri, code interminabili.