Bush visita a sorpresa in Iraq

Il presidente Usa: "Possibile mantenere la sicurezza con meno soldati americani, se i progressi sul campo proseguiranno". Intanto, a Washington, si avvicina il serrato confronto, al Congresso, sulla guerra in Iraq

Bagdad - Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, è arrivato in Iraq per una visita a sorpresa, accompagnato dal segretario di Stato Condoleeza Rice. Quella che Bush tiene con i suoi più stretti consiglieri militari proprio in Iraq è un’autentica seduta del "consiglio di guerra" della Casa Bianca: lo ha puntualizzato uno dei portavoce del presidente americano al suo seguito, Geoff Morrell, il quale ha aggiunto che Bush, oltre alle autorità irachene come il premier sciita Nouri al-Maliki, incontrerà i capi tribù sunniti della provincia occidentale di al-Anbar, una delle più pericolose del Paese. Un tempo acerrimi nemici del governo di Bagdad, gli sceicchi delle comunità della zona negli ultimi mesi hanno cambiato radicalmente fronte, schierandosi locale contro i guerriglieri di al-Qaeda e al fianco dell’esecutivo. Nella medesima provincia si trova la base aerea di al-Asad, a ovest della capitale, dove il presidente Usa è atterrato avviando l’imprevista missione.

Bush ha voluto anche far sapere che sarà possibile mantenere la sicurezza nel paese, con meno forze americane, se i progressi continueranno.

Con il presidente si sono recati in Iraq anche il segretario di Stato, Condoleezza Rice, il consigliere per la Sicurezza Nazionale, Steven Hadley, e il capo del Pentagono, Robert Gates. Una simile concentrazione di personalità insediate nelle più alte posizioni di comando, in patria e nella regione, non è certo casuale, quando mancano ormai pochi giorni al 15 settembre: data fissata per la presentazione ufficiale del cruciale rapporto sulla situazione della sicurezza in Iraq, alla luce dell’invio di ulteriori truppe deciso in gennaio dall’amministrazione Usa.

Il ministero della Difesa britannico nel frattempo ha ufficialmente confermato l’avvenuto completamento del ritiro delle proprie truppe dal cuore di Bassora, seconda città d’Iraq per importanza e principale centro petrolifero nel sud del Paese, dove il contingente del Regno Unito aveva mantenuto il quartier generale fin dall’invasione per rovesciare il regime dittatoriale di Saddam Hussein, quasi quattro anni e mezzo fa. A darne notizia per primo era stato il generale Mohan Fahad al-Firaiji, comandante operativo delle forze di sicurezza locali.

Il premier Gordon Brown ha difeso strenuamente la decisione, negando che essa possa interpretarsi come equivalentre a una disfatta, e ricordando come era fosse stata "preannunciata e organizzata con largo anticipo". Il primo ministro laburista ha avvertito che le truppe passeranno a un ruolo di "supervisione", e ha ammonito che rimarranno pronte a "reintervenire" in qualsiasi momento, purchè "in presenza di determinate circostanze": qualora cioè la situazione della sicurezza sul campo lo richiedesse.