Bush vuole nuove regole anti-crac

da Milano

Aveva già votato contro i due ultimi tagli dei tassi Usa. Benché in minoranza, il presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, non molla la presa, e torna a tuonare contro una politica monetaria che rischia di alimentare la corsa dei prezzi. «Se ricominciamo a crescere in una fase in cui l’inflazione è ancora a un livello molto elevato - ha spiegato ieri - allora potremmo creare le condizioni per un’inflazione sostenuta nel lungo periodo».
Da quando l’economia ha cominciato a zoppicare a causa della crisi subprime, la Fed ha ridotto il costo del denaro di tre punti percentuali portandoli al 2,25, ovvero ai minimi dal febbraio 2005, attirandosi le critiche di quanti temono che il Paese possa finire in una trappola della liquidità. Ben Bernanke era arrivato al timone dell’istituto centrale preceduto dalla fama di economista pronto a impedire fiammate inflazionistiche, ma la piega presa dall’economia ha consigliato ben altro approccio. Bernanke può comunque contare sull’apprezzamento dell’amministrazione Bush. Il presidente ne ha in più di un’occasione lodato la capacità di intervento, e altrettanto ha fatto ieri il segretario al Tesoro, Henry Paulson, «per l’azione tempestiva» dimostrata nel caso Bear Stearns. Sul «dossier Bear», Paulson e Bernanke saranno ascoltati il 3 aprile dal Senato.
Resta da vedere quanto le sforbiciate ai tassi aiuteranno l’America a risollevarsi, considerato gli ingredienti di novità che presenta la crisi. Non a caso, lo stesso Paulson ha sottolineato l’esigenza di riformare la regolamentazione del sistema finanziario, rafforzando e rendendo più chiare le regole per le major della finanza, oltre a mettere la Fed nelle condizioni di scambiare informazioni con gli altri organismi di controllo sulla liquidità di questi istituti. La Casa Bianca, ha anticipato Paulson, pubblicherà presto un piano per promuovere un miglior funzionamento dei mercati.
Mercati che continuano a cercare un punto di equilibrio. Le Borse hanno sofferto ieri l’inatteso calo degli ordini di beni durevoli negli Usa (meno 1,7% in febbraio), la flessione delle vendite di nuove case (meno 1,8% sempre nello stesso mese), oltre all’allarme utili lanciato da Deutsche Bank. In Europa le perdite sono comunque state circoscritte attorno al mezzo punto percentuale (meno 0,55% Milano), mentre a New York il Dow Jones ha chiuso in ribasso dello 0,88% e il Nasdaq dello 0,71 per cento.