Un business che in Italia ammonta a 820 miliardi

È un mercato che cresce e che si fa via via più sofisticato, mettendo in luce la ricerca di una sempre maggiore specializzazione, diversificazione e personalizzazione. Il private banking in Italia ruota oggi attorno agli 820 miliardi che, stando ai dati di PriceWaterhouseCoopers, rappresentano le sostanze delle 712mila famiglie più abbienti. Gli asset finanziari dei cosiddetti High net worth individuals (con patrimoni oltre 500mila euro) sono aumentati del 4,3% nel 2006 e del 10,7% nell’anno precedente. «Nell’ultimo lustro - spiega Giacomo Neri, partner di PwC - il comparto ha fatto segnare un tasso di crescita annuo composto prossimo al 10%; uno sviluppo riconducibile per il 70% a risparmio e performance del mercato e per la quota restante all’ingresso di nuovi Hnwi». Che sono contesi da banche universali, con e senza strutture dedicate, banche specializzate nazionali ed estere e boutique finanziarie: i primi 20 player gestiscono quasi i due terzi del comparto, in uno scenario di crescente competizione.
«L’attuale offerta di prodotti e servizi - sottolinea Neri - risponde alle esigenze base del cliente private, tuttavia si rileva in generale un’ampiezza limitata del portafoglio di servizi non finanziari e una proposta di private equity circoscritta a meno del 40% degli operatori», nonostante compaia tra i prodotti la cui crescita attesa appare tra le più elevate. «Volumi e redditività possono e devono essere aumentati attraverso l’ampliamento a un’offerta più profittevole e meno ciclica che consideri meglio, oltre al private equity, real estate e hedge funds». Si tratta di investimenti alternativi che una fetta più ampia di operatori colloca tra i driver di un mercato in rapido divenire.
«L'asset management a servizio dei clienti private - dice Paolo Molesini, ad di Intesa Private Banking - assume caratterizzazioni sofisticate e innovative. Tra i fattori rilevanti compaiono anche la selezione di prodotti di terzi, per coprire tutte le esigenze e a garanzia dei rendimenti, in un’ottica di tempestività e personalizzazione, nonché il controllo e la costante gestione del rischio», coerentemente con il profilo dichiarato dai singoli clienti. «Sono proprio questi ultimi - afferma Silvio Ruggiu, responsabile Pb di Deutsche Bank - a spingere sulla sofisticazione e sull’esclusività. È un’evoluzione delle esigenze che, contestuale alla crescente concentrazione della ricchezza delle famiglie, guida verso un nuovo modello di servizio». Sempre più specializzato nell’offrire sia prodotti di investimento e finanziari, sia attività di consulenza in materia immobiliare, fiscale, legale, fiduciaria, successoria e di art banking. «Il concetto di consulenza si è fatto globale: oggi servire la clientela private significa proporre un’offerta completa e diversificata». Ciò che implica competenze a tutto tondo anche al di fuori delle usuali tematiche. «Il focus strategico - conclude Molesini - sarà sempre più su prodotti dedicati e servizi non strettamente finanziari e alternativi costruiti su misura».