Il business dei mini atleti: ognuno vale 400 euro

Lo sport giovanile è un business per chi lo organizza, un costo non indifferente per le famiglie italiane che hanno a cuore il benessere psico-fisico dei propri figli. Gli impianti ad uso gratuito praticamente non esistono se si escludono i pochi e scarni parchi dotati di giochi o attrezzi degni di questo nome. Così si spiega perché sei bambini su dieci vengono accompagnati da mamma e papà in impianti sportivi a pagamento.
La media di un abbonamento annuale si aggira ottimisticamente attorno ai 400 euro e coinvolge la fetta di oltre 3 milioni e mezzo dei baby sportivi che si attivano in corsi di ogni tipo e genere. Se poi ogni famiglia deve sobbarcarsi il costo di due abbonamenti, allora il «peso» complessivo delle attività motorie diventa significativo.
Ma il mercato del movimento attira sempre più adepti. Quasi il 20% dei bambini di tre anni pratica sport. Una percentuale lievitata di quasi dieci punti nel giro di cinque anni. Se la classe di età si allarga ai bambini fino ai cinque anni si scopre che il 71 per cento svolge con frequenza bisettimanale una pratica sportiva e l’11 per cento addirittura tre volte la settimana. Dai sei ai dieci anni le attività sportive coinvolgono una massa sempre più ampia di bambini: il 56% pratica uno sport (soprattutto calcio e nuoto), mentre dagli undici ai 14 anni la percentuale sale a 64. Dai 15 ai 17 anni, si verifica invece la prima flessione in negativo che prosegue inesorabilmente: solo un diciottenne su cinque si allena.
Ma dove vivono i piccoli fans della ginnastica? Soprattutto nel Nord Ovest area in cui le palestre vengono frequentate tutto l’anno, segue il Nord Est e il Centro mentre al Sud e nelle isole la tendenza è quella ad iniziare in inverno e a smettere soprattutto nei mesi estivi. I più assidui, però, sono i ragazzini tra gli 11 e i 17 anni che non mollano il loro sport preferito per tutto l’anno.
A ciascuno il suo sport. Ogni disciplina fa bene a patto che venga svolta nel rispetto dei tempi di crescita dei bambini.
Nuoto. La confidenza con l’acqua può iniziare anche a due anni. Dai tre ai cinque anni invece i piccoli possono imparare a nuotare autonomamente. Nessuna controindicazione medica, salvo in rare patologie. Dai sei ai 15 anni il nuoto può diventare agonismo. Prima della vasca si svolge una ginnastica di riscaldamento di diversa intensità. Tra i benefici, il miglioramento della funzione cardio circolatoria e respiratoria. L’agonismo è sconsigliato per chi è affetto da patologie cardiache.
Calcio. Dai 6 ai 10 anni i pulcini prendono confidenza con le tecniche basilari che comprendono corse, salti, mini-sprint. Ogni allenamento dura circa un’ora per due volte la settimana. Questo tipo di allenamento «dolce» non presenta controindicazioni mentre sviluppa mobilità degli arti e coordinazione. Da 11 a 14 anni scatta il periodo agonistico. Gli allenamenti si intensificano e si inserisce una preparazione atletica completa per l’organismo. Dai 14 ai 19 anni scattano le prime squadre. L’impegno atletico è elevato (anche quotidiano) ed è difficilmente conciliabile con l’impegno scolastico.
Atletica. Dai 6 ai 10 anni l’attività sportiva somiglia un gioco. Brevi corse, percorsi a ostacoli, mini salti. Questa attività aiuta a sviluppare capacità di coordinazione, mobilità articolare ed elasticità muscolare. Non esistono controindicazioni. Da 11 a 14 anni invece si disputano le prime gare come le prove di velocità o i lanci con un piccolo peso. L’allenamento è utilissimo per sviluppare in maniera equilibrata la muscolatura e sollecitare l’apparato cardiocircolatorio e respiratorio.
Tennis. L’età giusta per cominciare scatta a sei anni ma con attrezzature adatte alla giovane età e preceduta da ginnastica preparatoria. Da 8 a 11 anni si parte con le prime nozioni tecniche. Dagli 11 ai 17 anni comincia la fase pre agonistica e agonistica dove alla tecnica di gioco si associa la preparazione atletica con corsa, sprint ed esercizio per braccia e gambe.