Il business dell'Expo: nuovi posti di lavoro per 60mila persone

La Bocconi stima il giro d’affari dell’esposizione internazionale: si
parla di 0,2 punti di Pil italiano con 69 miliardi di valore aggiunto e
600mila posti creati in dieci anni. Undici miliardi le tasse versate. <a href="/a.pic1?ID=489383" target="_blank"><strong>L'ad Sala tranquillo: &quot;Giusta la strada, sul sito non c'è alcun ritardo&quot;
</strong></a>

Expo grandi numeri. Incremento della produzione di oltre 69 miliardi di euro nel decennio 2011-2020, con un valore aggiunto pari ad almeno 29 miliardi. E poi 61mila posti di lavoro in media nei dieci anni, con picchi di 130mila occupati nel triennio dal 2013 al 2015 e un gettito fiscale dovuto alla produzione totale attivata che potrà raggiungere gli 11,5 miliardi di euro. Corrispondente a un più 0,18 per cento del Pil nazionale. «Una cifra di grande rilievo», spiega l’amministratore delegato di Expo 2015 Giuseppe Sala commentando lo studio del Centro di Economia regionale, dei Trasporti e del Turismo della Bocconi che ha calcolato l’impatto dell’evento sul sistema Paese. La presentazione ieri all’Ufficio di Piano Expo alla Bovisa col professor Lanfranco Senn che ha coordinato il lavoro. Presenti il sindaco e commissario straordinario Letizia Moratti di ritorno da Parigi con il via libera del Bie alla candidatura, il rettore della Bocconi Guido Tabellini e il presidente di Expo Diana Bracco.
A incidere sull’incremento di valore aggiunto totale, per una quota pari al 74,5 per cento, saranno le attività legate all’infrastrutturazione. Complessivamente, ha spiegato Senn, la realizzazione di tutti i progetti previsti e le spese ad esse legate si aggireranno intorno ai 18miliardi di euro, ripartiti principalmente tra investimenti diretti per le opere funzionali alla realizzazione dell’esposizione (1,7miliardi), opere connesse (12miliardi tra l’altro per linee 4 e 5 del metro, BreBeMi, Pedemontana, Tangenziale est esterna) e costi di gestione e manutenzione delle infrastrutture (1,5miliardi) che genereranno un’attivazione indiretta di oltre 52miliardi e un valore aggiunto pari a 21,5. Altra voce fondamentale che inciderà per il 16,5 per cento sull’attivazione del valore aggiunto, l’attrattività turistica. L’insieme dei ricavi per visitatori e maggiore attrattività turistica (anche congressuale), sarà pari a oltre 4miliardi di euro che attiveranno una produzione aggiuntiva di 11 miliardi, dando origine a circa 4,8 miliardi di valore aggiunto, mentre i costi di gestione dell’evento saranno il 3,8 per cento e l’attrattività di investimenti dall’estero il 3,3 per cento.
«L’Expo - commenta il sindaco Moratti - si conferma un grande evento, volano per la ripresa economica. Ricordo che nel 2009, anno negativo, il turismo a Milano è cresciuto del 7 per cento. Gli effetti di Expo si stanno già facendo sentire». Dalla ricerca «emerge poi il perdurare nel tempo del brand Milano-Italia che si consolida sia per il posizionamento internazionale di Milano che per la capacità di attrarre turismo culturale e congressuale». Un moltiplicatore degli investimenti, spiega il professor Lanfranco Senn, che «per ogni euro di spesa ne produrrà dai 2,3 ai 3», tra infrastrutture (74,5 per cento), costi di gestione dell’evento (3,8), partecipazione dei Paesi (1,9), attività turistica (16,5) e attrattività di investimenti esteri (3,3). «In un momento delicato per l’economia - spiega il rettore Tabellini - Expo è un’occasione importante per dare una spinta molto forte. Questo perché le imprese più produttive sono quelle che si rivolgono al resto del mondo e rinforzare la loro presenza arricchisce tutto il Paese. E l’internazionalizzazione riguarda le imprese, ma anche le nostre università».