Un business difficile da prevedere

di Marco Giorgino*

La quotazione in Borsa delle società di calcio non è un fenomeno nuovo. Ma nonostante risalgano a molti anni fa le prime operazioni, con il Tottenham Hotspur per primo in Europa nel 1983, il potenziale non si è mai sviluppato significativamente rispetto al numero di società esistenti. L’occasione dell’aumento di capitale di Juventus, società quotata fino a settembre 2011 sul segmento Star di Borsa Italiana, porta a riflettere ancora una volta su quello che può essere il senso della quotazione di una società sportiva e di una società di calcio in particolare.
Ci sono indici di borsa settoriali che includono squadre di calcio. In Europa, a seconda degli indici scelti, sono tra venti e trenta i titoli inclusi nei panieri. A guardare le loro performance nel tempo, si può giustificare un investimento azionario di questo tipo prevalentemente come effetto di una «forte passione». Ci sono almeno tre ordini di fattori che suscitano qualche perplessità rispetto all’opportunità che società di calcio si quotino sui mercati borsistici.
Innanzitutto, va ricordato che il mondo del calcio è strutturalmente caratterizzato da una intensa e a volte poco controllata diffusione di voci, informazioni, indiscrezioni, che, accompagnate da un grande interesse del pubblico dei tifosi che fa da cassa di risonanza, hanno un effetto spesso amplificato. Se i mercati finanziari devono assolvere in modo efficace ed efficiente alla propria funzione anche in relazione al livello e alla qualità nella diffusione di informazioni, non sempre il settore del calcio e quello che vi gira intorno possono garantire condizioni adeguate. Il punto è come i mercati e gli investitori riescono in modo efficiente a fare i prezzi. Comprare titoli sportivi non richiede metodologie o livelli di profondità di analisi diversi rispetto a titoli di altri settori. Sono comunque titoli azionari, da valutare secondo il proprio profilo di rendimento e rischio. E non vanno, invece, valutati come una posizione aperta in prossimità di un appuntamento importante e poi liquidata a valle di questo, come fossimo di fronte ad una scommessa. Molte società calcistiche, inoltre, derivano il proprio valore da componenti di tipo intangible poco basate su elementi di tipo patrimoniale. Questo è particolarmente vero per alcuni mercati, tra i quali quello italiano, dove il valore dipende direttamente o indirettamente dai risultati sportivi e non invece da investimenti patrimoniali (come ad esempio quello immobiliare) che possono dare un contributo di stabilità alla marginalità. Le società di calcio, anche per effetto della propria gestione economica, non sempre efficiente, sono scarsamente patrimonializzate. L’effetto che questo comporta è quello di una volatilità particolarmente marcata che si acuisce significativamente proprio in prossimità dei grandi appuntamenti sportivi, che possono sancire il successo o l’insuccesso di un'intera stagione.
Ultimo elemento che caratterizza questo tipo di strumenti, e conseguenza anche di quanto fin qui rappresentato, è l’elevata rischiosità. Il titolo di una squadra di calcio potrà anche essere non correlato rispetto ad altri investimenti e quindi essere fonte di diversificazione e di beneficio per un portafoglio finanziario; ma la scarsa patrimonializzazione e la difficoltà di gestione del processo informativo rendono tale categoria di investimenti ancora molto rischiosa per un pubblico di investitori che è ancora rappresentato prevalentemente da piccoli risparmiatori.
*Professore di Finanza, Politecnico di Milano