Il business su Lady Diana: in vendita l’auto della morte

Il proprietario della Mercedes nera rivuole il rottame: «Abbiamo saputo che vale un milione di dollari»

Cristiano Gatti

Sembra a tutti che aver fatto da moglie al principe Carlo sia già un adeguato supplizio. Ma evidentemente il destino personale di Lady D dev'essere spietato e insaziabile, se è vero che neppure da morta riesce a godersi un po' di silenzio e un po' di rispetto.
A scadenza fissa, dal Regno Unito giungono notizie deprimenti: l'inchiesta senza fine e senza risposte, le rivelazioni piccanti di camerieri molto fidati, il florilegio incontrollato di amicizie segrete e vecchi amanti. L'ultima della serie però supera tutte le precedenti, quanto meno a livello pudore&decenza. Come in un qualsiasi sinistro sulla tangenziale, il proprietario della Mercedes andata a schiantarsi sotto il ponte parigino dell'Alma reclama la vettura. Il fine noleggiatore di auto lussuose, titolare dell'agenzia «Etoile Limousines», non vuole portarla in carrozzeria: il rottame è talmente malmesso che nessun mago della lamiera oserebbe tentare il miracolo. Il progetto è un altro: metterlo in vendita così com'è, senza eliminare neppure un graffio, perché così vale un pozzo di denaro. Secondo lo stimato noleggiatore, il sagace Jean François Musa, almeno un milione e mezzo di euro. Spiega l'imprenditore al Sunday Mirror: «È un rottame eccezionale, come quello in cui perse la vita James Dean. Vale un sacco di soldi, appartiene a noi e lo rivogliamo».
Inutile sprecare parole per spiegare dove risieda il valore commerciale di una Mercedes disastrata. In questo caso, sta nel feticismo di tanta gente strana, che pur di mettere mano sul reperto macabro e regale di un avvenimento storico non fa questioni di prezzo. Tanto meno, di buongusto. Men che meno, di pietà umana.
Monsieur Musa è deciso: la Mercedes noleggiata all'Hotel Ritz la sera del 31 agosto 1997 deve tornare nel suo garage. Per ottenere soddisfazione, ha già avviato una causa legale. Attualmente la macchina, o quel che resta, è in Inghilterra, a disposizione degli inquirenti che stanno concludendo l'interminabile inchiesta, nemmeno l'avessero affidata alla giustizia italiana. «Ormai - rivendica il noleggiatore dei Vip - non c'è più ragione che rimanga nelle mani di Scotland Yard. Deve tornare a me».
Per farne che? L'uomo si confessa reduce da una lunga riflessione. «In un primo tempo ho pensato di regalarla a Mohammed al Fayed, dato che suo figlio Dodi è morto là dentro. In un secondo tempo, mi è venuto in mente anche di regalarla a un museo...». L'impeto di sensibilità dev'essersi però risolto in un attimo. Subito rientrato in sé, Musa ha visto tutto più chiaro: «Sembra che ci sia un sacco di gente pronta a pagare una fortuna. Ho deciso che la venderò».
Sui tavoli della Corte d'appello parigina, il ricorso attende risposta. Il ricorrente, già che c'è, chiede gli vengano risarciti anche i danni subiti per questa snervante attesa, lunga ormai nove anni. Gli affari sono affari, Lady D è uno dei più vantaggiosi. È il momento di monetizzare.
Nell'attesa che la causa arrivi a conclusione, la Mercedes che ha ospitato l'ultimo viaggio di Lady D, all'epoca D. come Dodi, giace in un gelido deposito della Polizia municipale, nella zona di Charlton, sud-est londinese. Alla gente normale suscita solo cupi pensieri di raccapriccio, al noleggiatore di Parigi suscita solo soavi fantasie di bigliettoni.
Tutto sommato, il commento più semplice e più adeguato al bel gesto resta quello di Al Fayed senior, tristissimo e inconsolabile papà di Dodi, oltre che ipermiliardario titolare dei grandi magazzini Harrods. Sdegnato e offeso, trova «immorale che Musa tenti di sfruttare una tragedia per fare soldi».
Certo Musa non è il primo, nella storia dell'umanità. C'è chi sulle tragedie costruisce fortune per sé e per un paio di generazioni a seguire. Ma lo sdegno di padre resta intatto, come un ultimo grido di dolore. «Se quell'uomo avesse un po' di dignità e di onore - spiega - darebbe la macchina a me, per utilizzarla come monumento commemorativo».
Dignità e onore: ha voglia di scherzare? Messo così, il suo desiderio presenta qualche difficoltà, perché basato su termini che suonano vagamente sinistri al dinamico noleggiatore Musa. Se Al Fayed vuole cullarsi in nostalgia e rimpianto, deve essere meno fumoso: la tariffa è un milione e mezzo. Reliquia garantita. Usato sicuro della ditta Musa.