La Bussola d'oro

La Kidman protagonista del fantasy in odore di anticattolicesimo: "Spiegherò ai miei figli la sua complessità"

Londra - Bambini ai quali si reseca l’anima, con ablazione chirurgica. Piccoli soffocati, a distanza, da un demone che ha il sembiante di scimmia e, ancora, reclusi in un lager, in attesa di eliminazione spirituale e fisica. Preti-scarabei, che complottano per impadronirsi del mondo. Orsi polari, che alla luce livida dell’alba boreale, si sbranano, combattendo con spaventosa furia. E laidi gibboni dorati, frullanti insetti-spia, con la coda a bisturi affilato, toponi parlanti, serpenti viscidi, una lince bianca. Ma, soprattutto, ad aggiungere algore ad algore, in un’atmosfera continuamente allarmante, dove uomini e bestie si fronteggiano, una Nicole Kidman perfida e nemica dei fanciulli, odiosa come mai, mentre incarna l’inquietante signora Coulter ne La bussola d’oro (dal 14 dicembre nelle sale), fantasy epico di Chris Weitz, noto per la scipita commedia About a boy. E se qualcuno cercasse una vaga pace del cuore, portando i figli a vedere l’ultimo prodotto hollywoodiano, sbaglierebbe indirizzo, perché questa fiaba gotica, ispirata al primo volume della trilogia Queste oscure materie, reca la marcatura dello scrittore ateo militante Philip Pullman. Il quale, negli ultimi due anni, mentre la New Line Cinema imbastiva la sua risposta alle cattolicheggianti Cronache di Narnia, non ha perso occasione per dichiarare la propria avversità a qualsiasi forma di religione. Tant’è che qui, dove sotto la luce fredda del Circolo Polare Artico non brilla molto un cast di stelle di prima grandezza (dal leggendario Christopher Lee, a Daniel Craig, scienziato e ricercatore ed Eva Green, strega «non convenzionale», passando per la brava esordiente Dakota Blue Richards), emerge, in tutta la sua nefandezza, il «Magisterium». Ovvero, la Chiesa cattolica, esemplificata nel Cupolone, che in una delle tante scene cupe si staglia su un cielo di cupo argento. «Mai avrei girato un film contro il cristianesimo, io che sono di fede cattolica e che ho voluto battezzare i miei due figli adottivi. Certo, quando li porterò a vedere La bussola d’oro, starò loro accanto, per spiegare tutti i particolari di una vicenda sicuramente complessa», spiega soave Nicole Kidman, ieri al Claridge Hotel per il lancio europeo di questa produzione New Line Cinema da sei milioni di dollari, l’operazione più impegnativa in cui si lancia Rai Cinema, distributrice della pellicola per conto della divisione cinematografica della Tv di Stato.

Un tubino nero sulle spalle scoperte, bianche e ossute, le maniche corte orlate da un sottile filo d’oro, la diva oceanica (è nata nel 1967 a Honolulu, nelle Hawaai) ieri sembrava rispondere a un’operazione pompieristica, spargendo l’acqua fresca delle sue risposte su una materia incendiaria: dove va a parare questo film, al di là della rincorsa di Harry Potter e de Il Signore degli anelli, fortunate saghe in odor di magia? «Il mondo in cui vive la piccola protagonista è pieno di fantasia, con i vari demoni paralleli, che cambiano a seconda dell’umore del bambino. Anche io, se potessi avere un demone accanto, lo preferirei ora gatto, per la sua indipendenza, ora tigre», spiega l’ex-signora Cruise, qui più che mai diva senza tempo, avvolta in tailleur color crema, altera quando incede nella sala d’un college, l’abito di paillettes dorate aderente sulle forme anerotiche, sadica mentre schiaffeggia il proprio alter-ego, un gibbone muto tutt’altro che simpatico.

La questione dell’attacco subliminale alla fede cristiana, resta, comunque aperta: per timore d’un boicottaggio, da parte della comunità cattolica, Weitz ha girato varie versioni del suo film, annacquando ogni volta il contenuto propagandistico. «Sono cresciuto in una famiglia ebrea e non credo di aver fatto un film contro la religione cattolica», sottolinea l’autore. La storia di Lyra, adolescente determinata a conoscere la verità, con La bussola d’oro, che lady Coulter cerca di sottrarle, si dipana attraverso un tale mish mash di simbologie, nelle quali entrano la Polvere e l’Aletiometro, il Jordan College e il Magisterium, le Svalbard e i Tartari, che sarà meglio soprassedere, per non sognare un incubo, zeppo di effetti speciali. «Con le fiabe ho un buon rapporto e spesso ne racconto ai miei figli», ha concluso Nicole.