Bustarelle Il motto nell’Asl degli appalti pilotati: «Dobbiamo mangiarci Napoli»

Napoli«Ci dobbiamo mangiare Napoli». Questo l’obiettivo strategico di Alfredo Polizza, imprenditore di 53 anni, arrestato all’alba di ieri nell’ambito di una indagine su un giro di tangenti che ha investito la Asl Napoli 1, la più importante del Mezzogiorno. Polizza si esprimeva così al telefono col complice Bruno Sielo, 53 anni, funzionario del Servizio Tecnico Centrale manutentivo dell’Asl, finito anche lui in manette. «Non esagerare, bastano il Centro e il Vomero», replicava all’amico Sielo, più modesto di pretese rispetto all’imprenditore.
Il colloquio tra i due risale al 20 aprile 2007, all’epoca in cui la Procura aveva autorizzato il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza ad intercettare diverse utenze telefoniche. A conclusione dell’indagine le Fiamme gialle hanno arrestato ieri nove persone tra funzionari Asl e imprenditori (5 in carcere, 4 ai domiciliari), accusati a vario titolo di associazione per delinquere, turbativa d’asta, falso in atto pubblico, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, truffa aggravata, abuso di ufficio e riciclaggio.
L’indagine è stata avviata a seguito della denuncia presentata da un architetto, al quale era stato fatto intendere che non avrebbe ottenuto l’incarico per la ristrutturazione di una casa di cura «in conseguenza di pressioni esercitate sul committente dei lavori da alcuni funzionari della Asl». Le Fiamme gialle avrebbero quindi accertato che in molti casi «era lo stesso imprenditore che risultava poi aggiudicatario della gara a predisporre e presentare anche i preventivi e le offerte a nome di ditte terze, completamente ignare della questione, all’evidente scopo di simulare la partecipazione di più concorrenti alle procedure di gara di fatto sin dall’origine aggiudicate alle imprese compiacenti».
Non ci sono solo arresti in questa nuova vergognosa storia di tangenti ma anche due sequestri: una superbarca da 400mila euro di Claudio Ragosta, responsabile del Servizio tecnico manutentivo della Asl finita nello scandalo e una somma di 100mila euro.