Le buste paga della camorra Tremila euro per un omicidio

Ecco nel dossier dell’Antimafia i compensi dei malavitosi: 400 euro per pestare chi non paga il pizzo, 500 per nascondere un latitante

nostro inviato a Napoli
Toccata e fuga, dalla prigione. Grazie all’indulto, a cavilli giudiziari, a scempi burocratici, oppure a bravi avvocati o a pessime inchieste costate miliardi, i soldati della camorra raramente restano al fresco quanto dovrebbero. Escono tutti, prima o poi. Boss e gregari, fiancheggiatori e colletti bianchi, sicari e basisti. Con le forze dell’ordine che arrancano, con i Pm che litigano fra loro, con entrambe le categorie che finiscono sott’accusa per presunte collusioni mafiose di loro illustri appartenenti, la malavita organizzata gongola, prospera, festeggia praticamente ogni giorno la resa dello Stato. I carteggi della commissione Antimafia, anche quelli che per «veti incrociati» e «opportunità politica» restano chiusi a chiave nei cassetti, sono una diretta testimonianza. Li abbiamo letti per voi. Tutti.
Le «buste paga» dei criminali
Poliziotti e carabinieri combattono una guerra impari, da anni. Pochi uomini, pochissimi mezzi, nessuna copertura quando finisci davanti a un magistrato perché il pentito ti tira dentro per uscirsene dai guai. Manca il coordinamento tra forze dell’ordine, inesistente è la strategia a lungo termine, per non parlare del controllo del territorio: si fa quando si può. Nei quartieri a rischio, da Scampia all’hinterland vesuviano, volanti e gazzelle girano solo alla luce del sole. Nelle piazze dello spaccio che ogni 24ore fatturano 50mila euro, «non ci si può opporre esclusivamente con saltuari, per quanto efficaci ed eclatanti, interventi. Occorre - scrive l’Antimafia - una pressione continua di operazioni pianificate a carattere repressivo e preventivo». Pia illusione. La catena logistica criminale ancora ieri era perfettamente funzionante a Secondigliano. Quella «fissa», composta da muretti, cancelli, paletti, catene, videocamere. Quella «mobile», con vedette pagate mensilmente fino a 500 euro per vivere in finestra o fare il palo agli incroci delle strade, con centauri fidati liquidati allo stesso prezzo; è il popolo dei «muschilli» al servizio d’ogni clan interessato a controllarlo, lui sì, il territorio. Busta paga per tutti, come da libro mastro sequestrato a un luogotenente (8mila euro) dell’Alleanza di Secondigliano. Stipendi mensili: due-tremila euro per un omicidio, meno della metà se sei un tossico. Quattrocento euro per pestare a sangue chi sgarra o non sborsa il pizzo, 200 a chi nasconde pistole e cocaina, 300 a chi si prende in casa un latitante, 10-12mila euro spettano ad ogni referente-coordinatore delle piazze di spaccio, 3-4mila ne guadagna lo spacciatore che spesso, e volentieri, se li spende tutti per spararseli in vena. Oltre 1.200 sono gli uomini in armi, dieci volte di più i sodali a vario titolo. In mancanza di finanziamenti, di pc e autovetture, le forze dell’ordine sbrigano l’ordinario compiendo salti mortali.
Polizia in difficoltà
Agenti e brigadieri rischiano la pelle a 1.200 euro al mese, e non è un caso che - stando sempre ai carteggi dell’Antimafia - sono sempre più numerosi i casi in cui ci si ritrova nei guai per cercare di arrotondare lo stipendio. A Secondigliano il commissariato è sott’inchiesta per una storia di macchine rubate e rivendute, a Pozzuoli undici carabinieri sono stati accusati di collegamenti con il clan locale. Non è un alibi ma viveteci voi in quest’inferno dimenticato da Bassolino col bandito vicino di casa arrestato la mattina e rimesso in strada il pomeriggio. «Il vivere in quartieri “difficili” da parte dei rappresentanti delle forze dell’ordine - accusa però l’Antimafia - comporta anche il rischio di condizionamenti, di lassismo se non di vere e proprie incrostazioni, aggravate dalla fitta ragnatela di parentele ed amicizie. Ciò a non voler considerare come la permanenza prolungata, se non a tempo indefinito nel luogo di nascita, porta nel medio e lungo termine a un consistente calo di tensione». C’è bisogno di mobilità, e non solo per gli sbirri. «Anche per i magistrati - scrivono in interrogazioni e documenti i senatori della commissione Emiddio Novi di Forza Italia e Michele Florino di An - occorrerebbe un ricambio totale. Bisogna avere il coraggio di trasferire chi da troppo tempo è sul territorio».
L’indulto della discordia
Clima di rassegnazione già alimentato dalle scarcerazioni in massa di assassini appena presi, da poco condannati, di killer tornati a uccidere grazie a vari sconti di Stato. Vip del malaffare, Carneadi con precedenti minori. C’è di tutto. Due balordi di nuovo liberi per l’indulto e un terzo amico che all’età di 14 anni fece 14 rapine in un giorno solo, sono considerati i presunti sicari dell’edicolante ucciso a coltellate la sera del 4 settembre all’Arenella.
L’incredibile regalo fatto a Vincenzo Di Lauro, figlio del superboss di Scampia, condannato a otto anni, ha dell’inverosimile: scarcerato per il cattivo funzionamento della fotocopiatrice che ha cancellato le ultime venti righe del dispositivo che motivava l’arresto. Quando i carabinieri sono corsi a prenderlo con la copia ritoccata, il rampollo di Ciruzzo ’o milionario già non c'era più. Vincenzo Attanasio era invece uno di quelli che non voleva assolutamente lasciare la cella, l’indulto l’ha «obbligato», ed è stato ammazzato come un cane non lontano da Poggioreale.
I boss a spasso
Nomi noti e meno noti: sempre l’indulto ha tirato fuori di galera Ciro Mazzarella detto ’o scellone , appartenente a una storica dinastia di camorristi doc a Santa Lucia, al contrario di Raffaele Amato, leader del Scissionisti ai Quartieri Spagnoli, senza più restrizioni per decorrenza termini. Giovanni Aprea, capo clan di San Giovanni a Teduccio ristretto in regime di 41 bis, con un gioco di prestigio degli avvocati se n’è tornato a casa, felice, al pari di Edoardo Contini, noto come ’o romano, che si è fatto solo cinque anni dei 23 comminati per duplice omicidio.
Per non dire del «boss dei due mondi», Paolo Sorprendente (un anno solo su dieci) a cui la Corte d’appello ha concesso un mese di vacanza al mare nonostante fosse ai domiciliari. E Antonio Variale? Il ras di Pianura, pluriergastolano per omicidio, è fuori perché nessuna sentenza è diventata esecutiva. L’elenco è senza fine, occorrerebbero dieci fogli di giornale per parlare di quanti criminali passano il tempo dove non dovrebbero. In millecinquecento hanno abbandonato i penitenziari partenopei negli ultimi 40 giorni, altri sono in procinto. E allora viene da ridere, o da piangere, quando l’Antimafia tira la riga: «La sfiducia nelle istituzioni e il disincanto per ogni iniziativa di risanamento sono il portato di un atteggiamento di disinteresse verso problemi sempre più incancreniti dall’inutile trascorrere del tempo...».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it