Butta dal balcone la figlia di 5 anni

La bambina, in piedi sulla sedia, aspettava il ritorno di papà La mamma le ha chiesto di scendere: al rifiuto, l’ha spinta giù

Torino - A tradirla sono state le tante contraddizioni del suo racconto, i «non so» e «non ricordo». Poi, messa alle strette dai carabinieri, ha confessato in lacrime l’omicidio della figlia Melania: «Era in piedi su quella sedia e saltellava, non ne voleva sapere di venire giù. All’ennesimo rifiuto l’ho spinta verso il basso». Dopo un interrogatorio durato quasi dieci ore, Giuseppina Griffo, 30 anni, è stata fermata dai militari di Moncalieri, trattenuta in caserma e accusata di omicidio volontario. È stata lei a spingere giù dal balcone di casa la figlia di soli 5 anni, Melania Villani. Un volo di oltre venti metri che non ha lasciato scampo alla bambina.

Per quasi ventiquattr’ore si era pensato a una tragica fatalità, poi nella tarda serata di ieri l’ipotesi dell’incidente ha lasciato il posto alla nuda verità: Melania è stata uccisa. Ad accendere i riflettori sulla sua morte è una telefonata, partita lunedì sera da un condominio di Vinovo, alle porte di Torino. Dalla propria abitazione di via Cottolengo, Giusy telefona all’anziana madre: «Corri, ti prego! Melania è caduta giù dal balcone». Sono passate da pochi minuti le 21. La donna apre poi la porta di casa e chiede aiuto: «Chiamate il 118, presto!». In via Cottolengo arrivano due ambulanze, super attrezzate. I medici tentano di rianimare la bambina con il defibrillatore, ma ogni tentativo si rivela inutile. È tardi, troppo tardi per qualsiasi intervento. Melania muore in ospedale, a Moncalieri, qualche istante dopo il suo arrivo. La tragedia si fa ancora più grande qualche minuto più tardi, quando sul posto giunge il papà della bimba, Angelo Villani. Non si regge in piedi, varca l’ingresso del pronto soccorso sorretto da due parenti. Poi scoppia in lacrime: «Era una bambina adorabile, mi aspettava spesso sul balcone. Si affacciava e attendeva il mio ritorno a casa. È colpa mia se è caduta da lì».

Melania aspettava sempre il suo papà affacciata dal balcone di casa, al quinto piano di via Cottolengo. Secondo la madre, è quello che avrebbe fatto anche la sera della tragedia. «Ero in cucina a lavare i piatti - è la prima versione dei fatti fornita dalla donna subito dopo la tragedia -, a un certo punto non ho più sentito nulla, non ho più avvertito rumori. Ho provato a chiamarla: “Melania, tesoro. Dove sei?”. Ma lei non rispondeva. Ho raggiunto il balcone e mi sono affacciata, poi ho capito. Melania era caduta giù».

Ma non è andata in questa maniera, non si è trattato di uno sfortunato incidente. Melania è stata spinta, spinta verso il basso. E a spingerla è stata proprio lei, Giuseppina. «Melania era in piedi sulla sedia, con le spalle rivolte alla ringhiera. L’ho spinta e le ho sfilato la sedia da sotto i piedi». La donna, dipendente di un’impresa di pulizie, soffriva da tempo di crisi depressive ed era in cura presso l’Asl di Nichelino. A confermarlo è stato il marito, Angelo. Anche lui è stato ascoltato a lungo dai carabinieri. In caserma ha riferito dei problemi di salute della moglie e ha spiegato che la donna era caduta in una grave crisi depressiva già dopo il parto. Poi la situazione era via via migliorata, per peggiorare nuovamente sei-sette mesi fa.
Ci ha pensato infine la stessa Giusy, con le sue tante contraddizioni, a sciogliere gli ultimi dubbi su quel tragico volo. Per lei è scattato il fermo di polizia giudiziaria, il sostituto procuratore Marco Gianoglio le ha contestato l’accusa di omicidio volontario.