La «Butterfly» conferma tutta la sua seduzione

Saltata la replica di ieri, l’opera sarà proposta ancora questa sera e domani

Pietro Acquafredda

Lo spettacolo di Caracalla è ogni volta, quale che sia il titolo in cartellone, doppio se non triplo o quadruplo. Innanzitutto lo spettacolo di folla dei turisti italiani e stranieri, fedelissimi a Caracalla; c’è poi lo spettacolo in scena che, ad onor del vero, non si è dimezzato da quando il palcoscenico è stato fatto avanzare per non terremotare le strutture architettoniche e pesare su di esse; ma c’è anche lo spettacolo delle terme, grandiose al punto da mettere soggezione, ora ben conservate; ed infine lo spettacolo nello spettacolo: gli applausi, i flash prima durante e dopo l’opera. Tutto ciò non si dà altrove. E perciò per una «magica» serata a Caracalla (gli spettacoli quest’anno son cresciuti di numero - ventidue in poco più d’un mese, un bello sforzo produttivo - e per essi si prevede già il tutto esaurito, a colpi di 2.700 posti a sera) qualche concessione occorre farla. La musica in generale non è nel suo ambiente migliore, l’orchestra non è protetta ed il suo suono tende perciò a disperdersi, nonostante che di anno in anno gli impianti di amplificazione facciano progressi, e le voci dei cantanti, spesso sacrificate, sono sottoposte ad un sforzo notevole.
Butterfly, ormai collaudata, viene dalla passata stagione ed impiega i medesimi interpreti vocali e la medesima bacchetta; alla prima di sabato ha fatto la sua bella figura ed il pubblico l’ha salutato con meritatissimi applausi.
Innanzitutto per lei, Butterfly- Kabatu, autentica mattatrice del capolavoro pucciniano, cui vanno le simpatie, oltre che del pubblico, del musicista che la disegna con delicatezza di penna e con trasporto, sottolineando il dramma che l’ha ingiustamente coinvolta. Pinkerton-Aronica, invece, anch’egli vocalmente a posto, è l’americano cattivo, superficiale ottuso e sbruffone, incapace di comprendere e rispettare i caratteri di una civiltà, quella giapponese, tanto diversa dalla sua. Per questo, il regista Renzo Giacchieri ha scelto di sottolinearne negativamente la presenza in scena. Di tutto rispetto anche i comprimari, il console Sharpless ( Giovanni Meoni), l'unica figura che nella storia riscatta il paese americano, e la fedele Suzuki (Renata Lamanda); bene anche Goro( Mario Bolognesi); impresentabili, pur nelle loro particine, lo «zio bonzo» di Giancarlo Boldrini e il commissario imperiale di Danilo Serraiocco. Donato Renzetti ha guidato con mano ferma e senso del dramma, l’orchestra ed il coro dell’Opera.
Saltata la replica di ieri (a causa dei festeggiamenti al Circo Massimo della Nazionale di Lippi), La Butterfly sarà allestita oggi e domani. Biglietti da 25 a 110 euro. Botteghino: 06.4817003.