«Butterfly», si gode e si piange ma con tanta stanchezza

Bravo, Puccini. Con Madama Butterfly si piange di commozione, si gode di voluttà musicale. Anche quando la si vede e sente per anni e anni. Questa volta, alla Scala feste per Fiorenza Cedolins, voce bella e precisa, interprete partecipe ed efficace, anche se in scena più statua della Madonna che non giapponesina. Bene accolti il tenore Aquiles Machado, lirica voce bellissima che purtroppo crede che recitare sia far sporgere un braccino dalla propria tondezza; l’atletico Gabriele Viviani, baritono efficiente nel registro medio e acuto; la volitiva Mihoko Fujimura; e l’espertissimo Mario Bolognesi, su cui però ogni tanto ci aspettiamo di veder comparire la scritta «audio disinserito». Il vecchio allestimento con regìa di Keita Asari in stilizzazione similkabuki con quel via vai ingombrante di servi di scena, quelle processioni chic di ombrellini, e l’allergia per la natura, va benissimo per la Milano di questi anni. Myung-Whun Chung, eccellente bacchetta, qui stiracchia e sfilaccia, e così noi piangiamo e godiamo lo stesso, ma con stanchezza.