Per la «Butterfly» un teatro kabuki

Pietro Acquafredda

Sono trascorsi trent’anni circa dall’ultima rappresentazione a Caracalla di Madama Butterfly, «il» capolavoro del melodramma del ’900, come l’ha definita Renzo Giacchieri, che di questo ritorno ha la completa responsabilità per la parte visiva: scene costumi, luci, regia; mentre per la musica varranno la direzione di Donato Renzetti e le voci protagoniste di Maria Pia Ionata ( Cio-Cio-San), Roberto Aronica (Pinkerton), e Giovanni Meoni (Sharpless).
Giacchieri così ha spiegato brevemente la sua concezione dell’opera e gli elementi della sua «realizzazione visiva»: «Butterfly, “tragedia giapponese”, secondo la definizione dello stesso Puccini, mette in scena il conflitto insanabile tra due mondi, due civiltà profondamente diverse e lontane: quella americana, giovane, un po’ superficiale, di forte pressione; e quella giapponese, alle spalle millenni di storia, e una grande considerazione dei rapporti fra gli individui. Dal conflitto non si esce, e a Cio-Cio-San, la giapponesina, non resta che autoeliminarsi».
«Un Giappone, senza giapponeserie - puntualizza Giacchieri - con atteggiamenti del teatro kabuki. In scena, semplicemente, un ponte e una pedana. Ho voluto spente tutte le luci sui ruderi di Caracalla, perché troppo imponenti e misteriosi. Se non si decide di inglobarli nello spettacolo, è meglio oscurarli, per non esserne schiacciati. Non mancheranno due o tre “colpi di teatro” che però non posso rivelare».
Abbastanza nota è la storia delle giapponesina, il cui nome Butterfly vuol dire farfalla, ingannata da un ufficiale americano che la sposa per burla; lei ha un figlio, e lui scompare. Quando riappare, si accompagna a un’altra moglie, quella vera, la moglie «americana», allo scopo di riprendersi il figlio avuto dalla giapponesina, che si toglie la vita.
Mentre non è altrettanto noto che Puccini vide la pièce dell’americano David Belasco, in lingua originale (ma Puccini non conosceva l’inglese!) per la prima volta a Londra, dove si era recato per le rappresentazioni di Tosca, al principio del Novecento. E che immediatamente si rese conto di aver trovato il soggetto per una nuova opera, la cui prima andò in scena alla Scala, nel febbraio 1904 senza successo - al punto che anche il poeta ed amico Giovanni Pascoli sentì l’esigenza di consolare il musicista, inviandogli un bigliettino beneaugurante: «La tua farfallina (con chiara allusione all’etimologia del nome giapponese della protagonista) presto volerà!» - e pochi mesi dopo, in maggio, al Teatro Grande di Brescia, da dove spiccò il volo sui palcoscenici di mezzo mondo.
Per questa terza stagione estiva a Caracalla, dopo la forzata interruzione decennale, gli spettatori avranno di fronte i ruderi delle famose terme, ai cui piedi, ma distante da essi, s’erge il palcoscenico. Dal quale si parte una grande platea, 2.600 posti, cui è stata data un pendenza maggiore che favorisce la visione in tutte le file.
Biglietti da 25, 40 e 60 euro rispettivamente per i settori C, B, A. Nessun aumento rispetto alla stagione passata; unica eccezione per le duecento poltronissime, nel settore A, vendute a 100 euro.
Prima: questa sera (ore 21), repliche domani, mercoledì 13 e venerdì 15. Prenotarsi al n. 06-4817003