Buttiglione si astiene anche a Venezia

Il ministro: «Ogni Biennale va rispettata. Ci sono cose che apprezzo e altre meno»

da Venezia
«Ogni Biennale ha la sua fisionomia e va rispettata». Il ministro Rocco Buttiglione getta acqua sulle polemiche. Ieri ha inaugurato la 51ª mostra internazionale d’arte ai Giardini di Venezia cercando di smorzare i toni di alcune dichiarazioni sugli artisti e le opere scelte dalle due curatrici María de Corral e Rosa Martínez. Secondo un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, il ministro avrebbe attaccato la Biennale definendola «arte oscena che non fa più scandalo ma è solo brutta». Sarebbe stato Vittorio Sgarbi a spingere il ministro in quella direzione. Cazzullo riporta le frasi di Sgarbi: «Uno schifo! Una vergogna! Rocco devi assolutamente andarci, vedrai cosa hanno fatto: il Papa tra le drag queen... Rocco salvaci tu». Vittorio Sgarbi, che in genere non si tira indietro di fronte a polemiche, questa volta nega decisamente: «Mai detto queste frasi. Io ho solo portato il ministro a vedere la mostra di Freud, che gli è molto piaciuta. Stop». Commenta Achille Bonito Oliva, anche lui tirato in ballo: «Si cerca di svilire esteticamente e moralmente l’arte contemporanea, vista la descrizione grottesca che Cazzullo fa dei personaggi che si aggirano nei giardini della Biennale. Una volta questi si chiamavano articoli di colore. Ma non c’è nessuna sorpresa visto che è a tinte obbligate».
Che questo sia terreno fertile per le polemiche è cosa nota. Comunque, dopo la discussa visita a sorpresa e i resoconti sui suoi retroscena, il ministro è tornato ufficialmente ai Giardini per la conferenza stampa d’apertura. Dopo aver visitato una mostra d’arte sacra contemporanea, Buttiglione è giunto puntualissimo ai Giardini e ha visitato il Padiglione Italia dove si è soffermato davanti alle opere di Monica Bonvicini, Francis Bacon, Marlene Dumas e Antoni Papies, visitando poi i padiglioni dell’Ungheria, degli Stati Uniti e di Israele. Al Padiglione Venezia, dove sono esposte opere di giovani italiani selezionati da un concorso della Direzione Arte Contemporanea del ministero gli è stato chiesto di votare per il vincitore, ma Buttiglione se l’è cavata con una battuta: «Notoriamente non voto. E in questo caso è il modo migliore per non mettersi nei guai». Alla conferenza stampa è venuta fuori di nuovo la questione della rappresentanza italiana e mentre il presidente Croff ha sottolineato di avere ereditato questo problema, il ministro ha ribadito che c’è bisogno di una casa per l’arte italiana e di curatori che la amino e la conoscano.
«Nella prossima edizione ci sarà vasta e forte rappresentanza dell’arte e degli artisti italiani che nel mondo di oggi non sono secondi a nessuno e danno un grande contributo per lo sviluppo dell’arte europea e nazionale» ha detto il ministro. E ha aggiunto: «Questo è un grande evento internazionale all’interno del quale ci sono cose che apprezzo e altre che apprezzo di meno e mi riservo il diritto di dire quello che mi piace di più o di meno. Comunque è una grande fotografia dell’arte di oggi e contribuisce al prestigio dell’Italia nel mondo. Nessun altro Paese è in grado di organizzare una cosa come la Biennale». Intanto sono stati assegnati i premi a Thomas Schütte (in effetti la sala più bella), a Regina José Galindo, al padiglione francese (Annette Messager) e, tra i giovani italiani, Lara Favaretto.
E, se posso aggiungere una mia personale opinione, di questo dovremmo parlare, delle opere degli artisti, e con amore (in questo concordo con il ministro) l’arte non ha bisogno di polemiche.