Buy-back per il Banco popolare

da Milano

I consigli di amministrazione di Lodi e di Verona hanno approvato ulteriori elementi preliminari alla fusione, in funzione della nascita del Banco Popolare: ieri hanno dato il via libera al nuovo statuto «dualistico» della holding e delle due banche spa al livello sottostante che gestiranno la rete di sportelli. La fusione sarà operativa dal primo luglio ma i vertici hanno già messo in campo, come preannunciato alla comunità finanziaria, azioni di rafforzamento del capitale tra cui un riacquisto di azioni proprie.
Prima della nascita ufficiale del quarto istituto di credito italiano (terzo per numero di sportelli) ci sarà da superare comunque il passaggio dell'assemblea della Bpi del 20 gennaio che dovrà decidere se reintegrare l'amministratore delegato Divo Gronchi, sospeso dopo la vicenda Italcase. Un voto non privo di difficoltà visto che nella componente lodigiana vi sono malumori contro l'ad per i profondi cambiamenti apportati nella struttura della banca. In caso di voto segreto, alcuni settori dei dipendenti potrebbero inoltre esprimere sfiducia verso Gronchi e, indirettamente, verso l'operazione con il Banco.
Se tutto filerà liscio, compreso il via libera di Bankitalia atteso per fine gennaio, il 10 marzo 2007 si svolgeranno le assemblee dei soci della Banca popolare italiana e del Banco popolare di Verona e Novara per approvare definitivamente la fusione che sarà perfezionata ufficialmente, appunto, il primo luglio.
Per rafforzare il capitale della nuova superpopolare i due cda hanno ieri sera deliberato l'acquisto di azioni proprie sul mercato fino a un massimo di 37 milioni di azioni ordinarie Bpi, pari a 5,4% del capitale sociale e l'acquisto fino a un massimo di 20,4 milioni di azioni ordinarie Bpvn pari a 5,4% del capitale sociale. Misure che, come aveva spiegato l'ad Fabio Innocenzi nei giorni scorsi agli analisti finanziari, rientrano nelle azioni di rafforzamento fino a 3,1 miliardi di euro previste dal piano industriale. Le risorse arriveranno dalle plusvalenze inespresse su quote azionarie e attività immobiliari per 1,4 miliardi mentre dalla possibile cessione di quote di minoranza nelle società prodotto potranno arrivare altri 500 milioni di euro. Il Tier 1 capital ratio, prevedono i vertici, si manterrà così nell'orizzonte del piano tra il 6% e il 6,5%. Il total capital ratio passerà dal 9% al 10% già a partire dal 2007.