Buzzanca, un «Don Giovanni» di grande fascino

Giovanni Antonucci

Don Giovanni nella versione di Fausto Costantini al Teatro Sala Umberto di Roma e in tournée, è uno dei capolavori assoluti di Molière, anche se ha avuto una fortuna inferiore a quella di altre commedie dello stesso autore. Rappresentato nel 1665 dopo che Tartufo era stato vietato dalla censura, dimostrò che Molière non venne intimorito dai suoi nemici. Bersaglio della commedia era, infatti, l'ipocrisia definita «vizio privilegiato perché è di moda e tutti i vizi di moda passano per virtù». Molière si ispirò ai Convitati di pietra dei Comici dell'Arte italiani, anche perché, quasi sicuramente, non conosceva L'ingannatore di Siviglia di Tirso de Molina. Il suo Don Giovanni è assai diverso da quello di Tirso. Non è solo il seduttore, ma anche l'ipocrita e l'ateo. Un personaggio di grande fascino nella sua ambiguità, in grado di disprezzare la morale e la religione, ma anche di accettare la fede altrui, come nella scena - tagliata in questa versione - del povero che preferisce morire di fame piuttosto che bestemmiare. Lo spettacolo, diretto e interpretato da Lando Buzzanca, punta molto sul seduttore e sull'ipocrita, mentre mette in ombra l'ateo. Buzzanca è un Don Giovanni di sicuro fascino, giocato tutto sulla fisicità e su una recitazione di grande comunicativa, ben affiancato da Cristiana Lionello, uno Sganarello en travesti vivace e gustoso. Adeguato il resto del cast, con una menzione per Sara Alzetta, Iaia Corcione, Elettra Zeppi, Carlo Ettorre e Diego Verdegiglio.