Buzzanca fa il principe, ma l’avventura si perde in uno strano polpettone politico

Roberto Faenza è, come molti suoi colleghi, ammalato di politica. Un racconto ambientato in Sicilia alla metà dell’800, al quale fanno seguito avvenimenti che si trascinano fino al secolo scorso, è un convenzionale melodramma d’ambiente, con tutti i passaggi canonici propiziati da Tomasi di Lampedusa. Nobili spocchiosi, inflessibili difensori di una morale farisaica e i figli, vittime di un sistema perverso. Domina la figura del Principe Giacomo, un grandioso Lando Buzzanca. Bei costumi, immagini calligrafiche, attori di bella professionalità e la novella scivola sul piano del romanzo d’appendice di qualità. Poteva bastare, ma Faenza è irriducibile e s’imbuca in una metafora politica della quale non si sentiva il bisogno. Invia un messaggio ai suoi compagni, rimproverandoli per la loro politica inetta. È così servito il polpettone politico.

VICERÈ (Italia, 2007) di Roberto Faenza, con Alessandro Preziosi, Lando Buzzanca - 120 minuti