Buzzetti (Ance): «Il decreto Sviluppo è un importante segnale per ripartire»

Nel Convegno dei giovani costruttori il presidente dell'Ance giudica positive le ultime misure volute dal governo, ma chiede risorse e riforme, anche per frenare l'esodo delle aziende che si trasferiscono all'estero

«É un segnale che aspettavamo da tempo». Il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, dà un giudizio positivo sul decreto per lo Sviluppo del governo Berlusconi.
Sono stati raggiunti, dice il numero uno dei costruttori, «importanti risultati sia in tema di urbanistica che sulla normativa degli appalti».
Nel suo intervento al dodicesimo convegno nazionale dei giovani dell'Ance, cui ha partecipato anche Luca Cordero di Montezemolo, Buzzetti spiega: «Accogliamo con grande soddisfazione la reintroduzione, in via transitoria, fino a dicembre 2013, dell'esclusione automatica delle offerte anomale, per gli appalti sotto la soglia comunitaria. Misura, questa, che la nostra base associativa richiedeva da tempo».
Per il presidente dei costruttori, inoltre, « un plauso dev' essere riservato alla disposizione, anch'essa transitoria, fino a dicembre 2013, che consente l'estensione al decennio dei requisiti di qualificazione Soa. E molto condivisibile appare anche la norma che introduce il diritto di prelazione negli interventi di finanza di progetto, per le opere fuori programmazione».
Infine, vengono giudicati positivi nel decreto legge gli snellimenti delle procedure edilizie che «rispondono- sottolinea Buzzetti- finalmente ad esigenze prospettate da lungo tempo dall'Ance: la fine delle attese interminabili per avere un permesso di costruire, tolleranza delle lievi difformità del progetto, piani attuativi in giunta. Insomma, c'è un primo segnale per ripartire».
Ai giovani costruttori riuniti nel convegno «Vado o resto», per riflettere sul futuro e se valga la pena continuare a lavorare in Italia, Buzzetti sottolinea che il fatturato estero delle aziende che hanno deciso di spostarsi all'estero rappresenta ormai oltre il 50% di quello globale.
«Le ragioni di questo vero e proprio esodo - dice- sono molte ma, forse, la principale è che per far riprendere il nostro settore è necessario compiere scelte coraggiose».
Il presidente dell'Ance spiega che innanzitutto servono risorse e riforme. In concreto, vanno sbloccate le risorse stanziate con le delibere Cipe per il settore, circa 11,3 miliardi di euro di cui 3,4 miliardi di euro per opere medio-piccole di carattere prioritario, ma anche i Fondi strutturali e Fas (30 miliardi di euro) «troppo spesso usati in modo improprio come un vero e proprio bancomat della spesa pubblica».
Buzzetti critica duramente il fenomeno dei ritardati pagamenti, che raggiungono «punte di due anni» e con cui «continuiamo a fare credito, quasi gratis, alla pubblica amministrazione».
Insomma, «il sistema è malato: troppa burocrazia, troppe norme spesso inefficaci, poca trasparenza, poca concorrenza» e «piccoli aggiustamenti o ritocchi come si è fatto negli ultimi 20 anni non bastano più».
Dopo il decreto Sviluppo, per Buzzetti, occorre ripartire «in fretta per dare una risposta alle nuove esigenze abitative» e sono necessari anche «investimenti importanti, sia in termini di infrastrutture che in termini di riqualificazione».
La svolta impressa dal decreto del governo, secondo il presidente dell'Ance, «va sostenuta da tutti: non vogliamo nè possiamo più assistere allo scempio del conflitto costante tra Stato e Regioni con la sostanziale paralisi del processo decisionale».