Dal Buzzi al Sudafrica per curare i bimbi

Medici e infermieri aiutano i piccoli colpiti dal virus Hiv

Marisa De Moliner

Il Buzzi cura i bambini a distanza. E a distanza di molti chilometri. I suoi medici da via Castelvetro vanno in Sudafrica a Città del Capo per prestare la loro opera e portare un finanziamento della Regione. Un contributo di 250mila euro destinato per l’intero periodo della cooperazione tra l’ospedale milanese e il sudafricano Red Cross Children che, iniziata nel 2004, terminerà a fine anno. In tutto questo periodo il gemellaggio tra le due strutture sanitarie è costante. Medici e infermieri del Buzzi vanno in trasferta per alcuni mesi, in media due o tre, ed è grazie, ed esclusivamente, proprio a questi viaggi che i bambini sieropositivi possono essere non solo curati ma anche operati. Interventi cui prima della collaborazione con i camici bianchi dell’ospedale pediatrico di via Castelvetro non venivano sottoposti. E il perché di questa esclusione dalle sale operatorie lo spiega bene Antonio Bonaldi, direttore sanitario degli Icp (Istituti clinici di perfezionamento) da cui dipende il Buzzi. «Prima della nostra collaborazione questi bambini sieropositivi che soffrono di malformazioni congenite di vario tipo non venivano operati per una questione di priorità di risorse che venivano destinate a interventi che prospettano una migliore riuscita». E così se duecento piccoli sieropositivi sudafricani possono essere curati meglio ed essere operati per malformazioni congenite gravi devono ringraziare i medici milanesi e il Pirellone che ha stanziato duecentocinquantamila euro del fondo per la cooperazione internazionale. «Il finanziamento - precisa il dottor Bonaldi - ha due finalità. Quella di mirare al trattamento di pazienti pediatrici Hiv positivi affetti da malformazioni congenite suscettibili di correzione chirurgica, e quella di creare una collaborazione professionale anche attraverso stage cui partecipano medici e infermieri di entrambe le strutture». «A seguito del nostro intervento - continua il direttore sanitario degli Icp - siamo riusciti a sensibilizzare le autorità sanitarie sudafricane a procedere sulla strada di fornire le terapie necessarie a questi bambini e continuare a implementare le strutture apposite, con personale medico e infermieristico dedicato e con attività di sostegno alle famiglie dei pazienti trattati».
I medici del Buzzi hanno potuto mettere a disposizione la loro eccellente esperienza nel trattamento delle malformazioni congenite urologiche e arricchire il loro bagaglio professionale conoscendo anche una casistica di malattie che, dovuta a una situazione igienico-sanitaria disperata, a Milano non avrebbero mai avuto occasione di vedere.