«Byblos, innamorati dell’arte e strateghi dei nuovi mercati»

La passione è un motore potente, soprattutto se direttamente proporzionale a una strategia anti crisi che torna a mettere il prodotto al centro di ogni sforzo. Lo racconta, in un’intervista rilasciata a poche ore da una sfilata importante, Mathias Facchini, amministratore delegato - e illuminato - di Swinger International, azienda di famiglia proprietaria, dal 2002, del marchio Byblos.
Su cosa punta Byblos per riaccendere i desideri e invogliare gli acquisti?
«Abbiamo puntato sul prodotto e dato priorità al rapporto qualità/prezzo. Il consumatore è sempre più preparato e attento: ecco perché abbiamo avviato un intervento di ottimizzazione sulla filiera produttiva, sacrificando un po’ i nostri margini e industriandoci per eliminare sprechi e fronzoli. Oggi siamo in grado di arrivare al mercato con un prodotto di qualità e dal design innovativo, abbassando i prezzi del 20-30%».
Cosa c'entra Byblos con l'arte?
«Byblos è molto attento all’arte contemporanea: per mio fratello Manuel (art director del marchio dal 2006, ndr) è una continua fonte di ispirazione. Abbiamo sempre avuto una contiguità con il mondo dell’arte: Byblos Art Hotel, il nostro albergo 5 stelle lusso in Valpolicella, ospita un’esposizione permanente di artisti di fama mondiale come Anish Kapoor o Jim Dine. La stessa Byblos Art Gallery a Verona sta percorrendo una strada importante per la città stessa. L'evento di Marc Quinn, per esempio, abbinato alla Biennale di Venezia, ha avuto risonanza internazionale: prevedeva il posizionamento delle sculture dell’esponente più originale della Young British Art - compresa la famosa Siren, una Kate Moss d'oro in posizione yoga - in siti storici di Verona. Le mostre vengono seguite da mia sorella Masha, direttrice della Galleria. In famiglia ci siamo divisi i compiti, pur essendo uniti dalle stesse passioni per moda, arte, architettura. Anche mia moglie Sara è coinvolta nei progetti: segue eventi speciali e pubbliche relazioni. Tutti collaboriamo alla crescita del brand».
Parliamo del futuro: su cosa focalizzerete le vostre energie?
«Byblos è in una fase clou della sua crescita, soprattutto nell’area retail: sono già 20 i monomarca aperti nel mondo, a cui se ne aggiungeranno presto tre sul territorio cinese, che eleveranno a sette il numero di boutique in una delle piazze per noi più interessanti. La Cina ha una progressione di crescita economica costante e una fetta sempre più cospicua di consumatori di beni made in Italy. Puntiamo molto sullo sviluppo retail per esprimere al meglio l'anima del marchio, riunendo le collezioni di abbigliamento, calzature, pelletteria e tutte le licenze che ci stanno dando molte soddisfazioni: dagli occhiali ai profumi, passando per home collection e universo childrenswear».
Cosa si aspetta dal 2011?
«Prevediamo un ritmo di 10 aperture l’anno: il 2010 è l'ultimo colpo di coda di una crisi che dobbiamo scrollarci di dosso. Guardiamo al futuro con ottimismo: si potrà solo migliorare».
Sogni?
«Difficile rispondere: siamo molto soddisfatti di quanto fatto finora. Il mio sogno è vedere i miei figli all’interno dell’azienda, orgogliosi di portare avanti con nuova linfa il mondo Byblos a cui ci stiamo dedicando con profonda passione. Poi ci piacerebbe crescere in mercati più maturi: arrivare a Parigi e aprire il nostro primo flagship store è un bel desiderio per il 2011».