Bychkov e Sostakovic Cuori che battono allo stesso ritmo

Il direttore russo dirige la Filarmonica della Scala. Domani prove aperte

Nato in Russia, cittadino americano, residente a Parigi, direttore principale a Colonia, Semyon Bychkov, 55enne pieno di grinta, fascino e passionalità, era ricomparso alla Scala un mese dopo il tumultuoso epilogo dell’era Muti. E diciamo subito che quella sua personalità prorompente fu proprio uno dei tasselli che ci volevano. Allora diresse magistralmente Elektra, cioè Strauss, il primo amore. Affrontandolo con foga tutta sua: lontana dal colorismo di Karajan, dalla stringatezza di Abbado, dall’analiticità di Reinert. Quindi il sinfonico che aveva fatto seguito all’opera s’era sviluppato nel nome di Šostakovic, un autore che negli impaginati di Semyon non manca mai. Alla Scala Bychkov sarebbe tornato in tempi più distesi con un singolare concerto di famiglia. Lui sul podio, sua moglie Marielle Labèque a un piano e sua cognata Katia all’altro. Entrambe bellissime, eccentriche, imprevedibili. Perfette. Lunedì, con prova aperta domani alle 19, il sinfonico 2008. Mentre il prossimo cartellone operistico gli riserva la terza opera dopo Tosca e Elektra. Si dice sia ancora una volta Strauss, Die Frau ohne Schatten.
L'attuale concerto è dominato, almeno sulla carta, dalla figura di Detlev Glanert, allievo di Henze legato alle imprese del Cantiere di Montepulciano. Si tratta di uno degli autori viventi accorpati dall'attuale stagione filarmonica a Tan Dun, Pärt e Sciarrno. Di Glanert è programmato l'inedito Theatrum Bestiarum, partitura coeva al suo Caligula (da Camus) e vera dissezione anatomica dell'anima dell'homo bestialis. Il pezzo è una commissione 2005 dei Proms di Londra. E se la serata chiude rassicurante sulla felicità melodica dell'Ottava di Dvorák, superata in fama solo dalla Sinfonia dal “Nuovo Mondo”, crediamo che il cuore del direttore pulsi assieme al cuore del programma: là dove troviamo il Concerto per pianoforte e orchestra n.2 di Šostakovic. Pianista Kirill Gerstein. Šostakovic, sempre Šostakovic. Cos'è e chi è per Bychkov, artista internazionale e scafatissimo uomo di mondo, ma nato e vissuto a Leningrado e figlio di un membro del partito, questo compositore tutto d'un pezzo che accetta gli ukase del realismo sovietico? Per lui, che in gioventù ha respirato la stessa aria, Šostakovic è sinonimo di popolo sovietico. La sua è spesso quasi musica di strada.
Prendiamo la VII, la Leningrado. Il compositore la tiene tra le mani un 22 luglio, giorno di festa per i giovani che festeggiano la fine degli studi. Ma cadono le bombe (è il ’41). Lui suona e suona, incurante del pericolo, perché quella musica è la sua vita. La VII sarà poi diffusa via radio nel silenzio delle artiglierie nemiche perché anche i tedeschi possano ascoltare. E anni dopo qualcuno tornerà grato da lui. «Soffrivano tutti, fame e paura rendevano fratelli sovietici e nazisti. Le genti nemiche non esistono».
Šostakovic? Uno che aderiva al regime senza condividerlo. Un russo cui il russo Semyon è legato da ammirazione, amor patrio, senso della radice e necessità di coerenza.
Orchestra filarmonica della Scala
lunedì, ore 20
Per info: 02 72023671