"C’è un accordo segreto tra politici e pm"

Berlusconi denuncia dal palco: "Ci sono forze che per eliminarmi si
alleano con uomini dei partiti: danno protezione in cambio di stop a
leggi scomode". E insiste: "Commissione d’inchiesta sulle toghe"

Milano - Sarà pur vero che una cosa è un comizio a una festa di partito e ben altra è un discorso alle Camere per chiedere la fiducia sul programma di governo. Ma certo, l’abisso che passa fra l’intervento in Parlamento e gli affondi ripetuti di ieri è qualcosa che va ben oltre le sfumature e gli argini imposti dal bon ton istituzionale. A cambiare, infatti, non è solo il tono usato ma soprattutto il merito delle questioni trattate. Con il dettaglio niente affatto risibile di un discorso originariamente più cauto e sulla stessa linea di quello fatto a Camera e Senato. Un intervento che tra sabato sera e ieri mattina Berlusconi decide di cestinare solennemente. Con buona pace di Gianni Letta che stasera accompagnerà il premier al Quirinale per formalizzare la «promozione» di Romani allo Sviluppo economico. Un faccia a faccia, quello sul Colle, che si annuncia piuttosto complesso.

Avanti tutta, dunque. E senza risparmiarsi sul fronte giustizia, visto che scavallata la fiducia il Cavaliere resta sempre più convinto che l’azione a tenaglia nei suoi confronti non si fermerà. Un accerchiamento portato avanti dalla magistratura (le procure con le inchieste e la Consulta con le sentenze d’incostituzionalità) e sostenuta in Parlamento. Insomma, inutile girarci intorno. «Ci sono forze che per eliminarmi - dice Berlusconi - hanno fatto patti con chi sta in politica garantendo loro protezione e chiedendogli di non far passare nessuna legge che a loro non va bene». Un affondo che va ben oltre i consueti strali contro quella che il premier definisce «magistratura politicizzata» visto che ormai da mesi - sempre e rigorosamente in privato - il Cavaliere punta il dito contro l’asse tra Fini e le procure. Lo ha fatto sul ddl intercettazioni, riscritto dall’ex leader di An - ha confidato a diversi interlocutori - sotto la dettatura del presidente dell’Anm Palamara. E lo ha ripetuto sulla vicenda di Spatuzza, quando il pasdaran finiano Granata ha definito «attendibile» il pentito che lo accusa di essere il mandante delle stragi di Falcone e Borsellino. Anche questo un punto che Berlusconi si guarda bene dal dimenticare visto che, affonda, il presidente del Senato Schifani «è indagato per mafia» sulla base delle sue accuse. E non ci gira intorno: Spatuzza è «una persona che ha sulle spalle 40 omicidi, è al soldo dei pm ed è capace di dire la qualunque su ordine dei pm». Una vera e propria bordata. Che guarda ancora una volta ai piani alti di Montecitorio visto che a Palazzo Chigi non è passata inosservata una dichiarazione di inizio settembre in cui Granata (peraltro vicepresidente dell’Antimafia) annunciava sorprese su Schifani.

Quella del Cavaliere, dunque, è una controffensiva in grande stile. In vista anche di quando, il 14 dicembre, la Consulta si pronuncerà - bocciandolo, danno per scontato a Palazzo Grazioli - sul legittimo impedimento. E infatti Berlusconi torna sul processo Mills e sul «famigerato pm De Pasquale» che pur di evitare la prescrizione «si è inventato che la corruzione decorre da quando i soldi vengono spesi e non presi». Ed è proprio sul processo Mills che a breve - se il legittimo impedimento verrà bocciato - si riapriranno le danze con una sentenza di condanna che arriverebbe in pochi mesi. Di qui l’ennesima corsa a uno scudo per il premier, l’ennesimo tentativo - è la convinzione di Berlusconi - di logoramento da parte dei finiani. Bocchino, non è un segreto e gli echi sono ovviamente arrivati anche a Palazzo Chigi, in privato ormai non fa più mistero del fatto che «il Pdl si dovrà conquistare ogni voto».

Ed è per questo che Berlusconi decide di strappare rispetto alla linea delle colombe, una scelta voluta se anche i toni usati ieri da La Russa, Bondi e Verdini sono a dir poco durissimi. «Faremo la riforma della giustizia», dunque. E non solo. Ci vuole «una commissione d’inchiesta» su «quei magistrati che ci tengono sotto scopa». Apriti cielo, con le reazioni sdegnate di Bocchino e dell’Anm e una frattura con i finiani sempre più ampia. Si stringe, invece, l’asse con la Lega visto che i coordinatori del Pdl «coprono» l’aut aut di Maroni («o accordo in tre settimane o urne») mentre i vertici del Carroccio fanno sponda al premier sul fronte giustizia.