C’è un’altra chiazza nel Lambro E scatta di nuovo l’allarme rosso

È ancora paura. Ieri un nuovo episodio ha messo in allarme la Brianza già martoriata dal caso Villasanta. Sono stati i volontari della Protezione civile a segnalare un’estesa macchia blu che galleggiava sul filo dell’acqua. Ore 16,15. Il brivido si trasforma in allarme. Sul posto sono arrivate guardie ecologiche, carabinieri, polizia provinciale, i vertici della Provincia di Monza e Brianza e l’Arpa che in queste ore sta analizzando la sostanza. Da un primo esame sembra essere liquido di scarto proveniente da una delle tessitorie del territorio anche se ora si sta cercando di risalire alla ditta responsabile. Non un falso allarme, ma un episodio circoscritto e purtroppo non raro. Non un altro caso Lombarda Petroli. Nel frattempo l’inchiesta avviata dalla procura di Monza prosegue a ritmo sostenuto. I carabinieri stanno passando al vaglio migliaia di documenti. Nei giorni scorsi si sono recati al Comune di Villasanta dove hanno sequestrato gli ultimi quindici anni di vita dell’ex raffineria. Delibere, atti comunali, contratti e progetti. Lo stesso hanno fatto con la documentazione relativa ai fratelli Addamiano che dalla famiglia Tagliabue avevano acquistato una parte della proprietà per dare vita a quella che, non senza ironia, era stata ribattezzata “Ecocity Villasanta”, un maxi insediamento residenziale che ultimamente aveva subito un brusco stop. Colpa della crisi e delle ristrettezze economiche dei suoi promotori. E ancora: nei faldoni della procura ci sono anche i contratti che legano Addamiano e Tagliabue alle società di bonifica incaricate dalle due parti, la Petroltecnica spa e la Elios srl. I magistrati non escludono nulla e la settimana entrante sarà cruciale. Nell’elenco di coloro che verranno sentiti figura di nuovo Rinaldo Tagliabue, amministratore della Lombarda, già ascoltato dalla Polizia provinciale. La lista però comprende anche dipendenti ed ex dipendenti oltre al custode che la notte dello sversamento aveva effettuato l’ultimo controllo verso le 3,30. Da allora il buio più completo. Un vuoto con un solo punto fermo. Che ad agire sono state più persone, preparate e con una conoscenza della planimetria dell’area perfetta. Perché come nei migliori gialli gli elementi che mancano sono tanto importanti quanto quelli presenti. E se di quella notte non rimangono segni di scasso, di cancelli forzati o di reti divelte, tanto che anche l’esame dei filmati della videocamera di sorveglianza ha dato esito nullo, è altrettanto vero che per aprire delle cisterne contenenti gasolio e oli combustibili è stata necessaria almeno un’ora di lavoro non agevole, spostandosi dai silos alle pompe di pressione, situate in un altro punto della struttura, per poi tornare ed aprire i manicotti. Tutto troppo complicato, o così almeno sembra, per un “terrorista” allo sbaraglio.