C’è anche un po’ d’Italia nelle note dei Muse

È in arrivo l’onda d’urto dei Muse al Palalottomatica (l’appuntamento è per domani alle 21). Il trio di Teignmouth, nel Devon, ha da pochi mesi pubblicato l’album Black holes & revelations, un disco maturo e coraggioso, che segna una svolta rispetto al precedente Absolution. Sonorità più evolute e complesse rispetto alle granitiche canzoni che hanno portato i Muse al successo. Armonie vocali che in alcuni passaggi ricordano da vicino i migliori Queen e che trovano l’apice emotivo nell’epico brano conclusivo Knights of Cydonia.
Nati nel ’97 e inizialmente assimilati ai Radiohead per la ruvidità delle chitarre e per una vaga somiglianza della voce di Matt Bellamy con quella di Thom Yorke, i Muse ben presto sono stati in grado di sviluppare un sound ben riconoscibile. Il nuovo album è un ulteriore passo nella ricerca di una precisa identità, e introduce nuove sfumature sorprendenti. Richiami new wave, palesi citazioni della band di Freddie Mercury, echi d’Oriente, grazie anche agli arrangiamenti di Mauro Pagani. Già, perché il nuovo album dei Muse è parzialmente italiano.
Sconfinando per una frazione di secondo nel gossip, va segnalato che Matthew Bellamy è felicemente fidanzato con una ragazza di Como. L’incontro lo ha portato a frequentare anche Milano e le «Officine Meccaniche», lo studio di registrazione di Pagani, che ha inciso e arrangiato gli archi nel brano citato.
Qualche nota sulla carriera quasi decennale del trio (oltre a Bellamy, voce e chitarra, ci sono Chris Wolstenholme al basso e Dominic Howard alla batteria): dopo un paio di singoli (Muse del 1998 e Muscle museum del 1999), i Muse pubblicano l’album di debutto Showbiz nel 1999, Origin of symmetry nel 2001, il doppio Hullabaloo nel 2002 e Absolution nel 2003. Ogni album ha raddoppiato le vendite del suo predecessore. La band è stata headliner al prestigioso festival britannico di Glastonbury, ha partecipato al «Live 8» esibendosi a Parigi, e appena un mese fa è stata premiata agli MTV Europe Music Awards di Copenaghen come «Best alternative act».
Il concerto romano sarà aperto da un altro trio inglese, The Noisettes, una band indie-rock che ancora non è arrivata al primo album e già si segnala come grande promessa delle scena musicale d’oltremanica.