C’è anche un ritratto della Garbo nella storia del disegno del ’900

Un omaggio molto speciale da un artista speciale per una «divina» (che certo non ha bisogno dell’attributo di speciale). La galleria Studio San Giacomo (via di San Giacomo 14), l’unica nella capitale ad essere specializzata nel disegno del Novecento, dedica fino al 18 gennaio una mostra dal titolo Ricerca nel segno che ha nel ritratto di Greta Garbo, firmato da Giacomo Balla sul retro di una foto della diva, il suo fiore all’occhiello. Curatrice della mostra è Maria Cristina Funghini da anni ormai impegnata proprio nella indagine di piccoli capolavori, rarità e curiosità su carta ascrivibili ai più prestigiosi nomi dell’arte italiana del ventesimo secolo. Accanto al nome di Balla, figurano altri protagonisti della celeberrima stagione futurista: Gerardo Dottori, Fortunato Depero, Mario Sironi, Enrico Prampolini e Gino Severini (solo per fare i nomi più conosciuti). Di Enrico Prampolini, ad esempio, la mostra propone una «Danzatrice» realizzata negli anni Venti giocando sull’andamento rotondeggiante del segno e sui toni del blu. Lo studio, un acquarello su carta, rimanda alla incessante attività di sperimentazione che fa di Prampolini (che lavorò con successo anche in qualità di scenografo e costumista) uno dei protagonisti del nostro teatro d’avanguardia.
Dal cospicuo nucleo di opere di autori riconducibili all’esperienza futurista si snoda un percorso che, passando attraverso, tra gli altri, Duilio Cambellotti, Ercole Drei, Felice Casorati e Fausto Pirandello, conduce ad alcune preziose testimonianze di ricerca sul fronte dell’astrattismo: «Bianco e nero» di Carla Accardi, ad esempio, tempera su carta realizzata nel ’56 dalla pittrice siciliana.