Cè, un assessore nel mirino al Pirellone

Marcello Chirico

Il problema Cè. Nel senso sia di verbo essere, sia di Alessandro, ovvero l’assessore alla sanità della Regione Lombardia, al momento il leghista più scomodo del Pirellone e per il quale pare sia già scattato il conto alla rovescia per la sostituzione in giunta. Un rimpasto caldeggiato da diverse componenti della Cdl e che, col via libera del Carroccio, potrebbe verificarsi già al rientro dalle vacanze. Il governatore Roberto Formigoni in persona starebbe già lavorando in tal senso da alcune settimane, stufo delle troppe incomprensioni e soprattutto dei ricorrenti diverbi (talvolta sfociati in vere e proprie risse) durante le riunioni di giunta tra l’interessato e alcuni colleghi.
In primis Giancarlo Abelli, responsabile del welfare e fidato braccio destro del governatore, entrato in questi primi due mesi e mezzo di ottava legislatura regionale più volte in rotta di collisione circa la ripartizione delle competenze in materia d’assistenza: Cè vorrebbe riappropriarsene in toto («cosa c’entra la riabilitazione col welfare?», è uno dei refrain), Abelli non ha nessuna intenzione di cedergliele. E su questo punto sono nate le prime frizioni tra i due, apparentemente sanate un mesetto fa da una delibera che riconfermava la situazione preesistente, ma questo non significava che Cè si fosse arreso.
Tutt’altro: ha chiesto, per esempio, di vederci chiaro sui «voucher» per le cure palliative ai malati di cancro da parte di associazioni non-profit (servizio, questo, istituito proprio dall’assessorato al welfare) e li ha stoppati. Facendo chiaramente innervosire Abelli. Al quale ricordò poi che la questione sulle competenze era «tutt’altro che chiusa: lui ne fa una questione di potere - disse Cè - che è lontana dagli umili suggerimenti portati da me in giunta per meglio gestire la sanità».
Ma è proprio sull’«umiltà» del rappresentante leghista in questione che in molti nella Cdl hanno avuto di che dire in questi due mesi, stigmatizzandone soprattutto i modi parecchio sopra le righe utilizzati dall’interessato durante le riunioni di giunta (modi per i quali lo ricordano pure a Montecitorio e che avrebbero indotto il premier Berlusconi a sollecitarne il trasferimento in Lombardia).
Come accaduto proprio nell’ultima riunione prima delle ferie, durante la quale Cè ha chiesto la sostituzione d’imperio di alcuni commissari di Asl dimissionari (in Valtellina) o venuti improvvisamente a mancare (ospedale Sacco) con uomini di propria fiducia. Nomine, queste, che in genere vengono prima discusse in sede di maggioranza, in modo da trovare soluzioni condivise e non alterare gli equilibri politici, e che semmai prevedono il subentro automatico del dirigente più anziano presente in quelle Aziende Sanitarie. Una prassi che Cè non ha voluto seguire, scatenando così l’ennesimo putiferio.
«La situazione è divenuta insostenibile - denuncia un assessore - ormai si litiga ad ogni riunione determinando lo stallo amministrativo, poiché non riusciamo ad approvare quasi nulla». Consapevole di questo, Formigoni si è già mosso, avviando un’azione diplomatica col Carroccio per la sostituzione di Cè con un altro leghista. Cambio che ci sarà solo previo assenso di Umberto Bossi (messo al corrente della questione dal segretario federale Giorgetti), insieme a quello del ministro Calderoli (principale sponsor di Cè). Pare comunque che pure tra i lùmbard si stia iniziando a prendere in considerazione l’ipotesi del rimpasto, in modo da evitare la spaccatura definitiva tra la Lega e Formigoni. Il problema semmai sarà trovare una collocazione alternatriva a Cè, che a quel punto potrebbe tornare a Montecitorio da dove non si è ancora dimesso, nonostante l’incompatibilità col mandato parlamentare.