C’è chi dice no: «La finalissima? Per carità»

Qualcuno si è armato di dvd, qualcun altro prenderà il treno: «Così evitiamo l’affollamento»

Daniele Petraroli

«La partita? La prego, proprio non ne possiamo più! Per fortuna i mondiali sono quasi finiti». Dell’evento di questa sera, quello con la «e» maiuscola, non ne vogliono proprio sapere. Alla «partita del secolo» e alla rivincita contro i «cugini» d’oltralpe preferiscono una cena con amici, una serata al cinema o, perché no?, un comodo ritorno a casa in treno senza calca e senza stress. Stiamo parlando degli irriducibili «anti-calcio». Di quelli che, per i più svariati motivi, si ribellano all’euforia collettiva di questi giorni.
Una posizione di nicchia la loro? Da intellettuali snob che preferiscono non mischiarsi al volgo? Sì e no. Perché se c’è un sottile piacere nel dire al cronista di turno «La partita? Per carità!», ci sono anche moltissime persone che l’appuntamento di questa sera non lo sentono proprio come qualcosa che li riguardi. In fondo i dati Auditel parlano chiaro. Se per Italia-Germania davanti ai televisori eravamo poco più di 27 milioni e per stasera se ne prevedono circa 40, che fine faranno gli altri 10? Riuscire a non sapere come sta andando la partita, d’altronde, sarà impossibile. I televisori saranno accesi in ogni casa e i boati si sentiranno ovunque. In più, gran parte degli eventi dell’«Estate romana» avranno un maxischermo in dotazione. A questo bisogna aggiungere che circa la metà dei cinema romani rimarrà chiusa, se non l’intera giornata, almeno dalle venti in poi e spettacoli e manifestazioni all’aperto verranno posticipati a dopo il fischio di chiusura del match. Sarà arduo anche guardare un film in tv, vista l’inesistente programmazione anti-finale. E allora? «Allora ci siamo organizzate diversamente - racconta Giuseppina -. Ho invitato quattro amiche a casa mia. Cena e film in dvd che sceglieremo domani tutte insieme. Mio marito andrà dai suoi amici, così ne approfitto per passare una giornata diversa».
Così per un belga venuto fino in Italia per godersi la finalissima («Adoro gli azzurri, tifo da sempre per loro - dice Bernard Huyvaert, professore di latino e storia dell’arte in un liceo classico di Ostenda - e sono innamorato del vostro Paese») c’è una coppia di Foggia che ha programmato tutto per non vederla: «Abbiamo il treno per tornare a casa prenotato per le cinque - racconta Giuseppe - arriveremo a partita quasi finita. Così eviteremo anche la folla. Nessuna polemica, semplicemente non ci interessa il calcio». Eleonora e Silvia invece ne approfittano per una lunga giornata al mare con comodo ritorno dopo le venti: «Andiamo a Porto Ercole finalmente senza l’incubo della lunga fila del ritorno».
Per Carla, invece, è una scelta precisa: «Non seguo molto il calcio ma questa volta voglio proprio andare controcorrente perché mi dà fastidio tutto questo entusiasmo esagerato per una semplice partita. La città è tutta infiocchettata. È triste che le bandiere siano tirate fuori solo in occasioni come queste. Così mentre mio marito guarda la partita me ne andrò in un’altra stanza a vedere un dvd». Antonio, invece, l’avrebbe voluta vedere ma per motivi di lavoro non potrà farlo: «Sono arrivato a Roma da pochi giorni. Mi hanno preso in una ditta come ingegnere ma per il momento mi sono sistemato da alcuni frati. Così probabilmente sarò a letto a dormire. Non sono un grande tifoso, ma la finale l’avrei guardata volentieri». Per la prima volta nella sua storia, poi, chiuderà in anticipo di un’ora e mezza anche Feltrinelli. Alle sette e mezza serrande abbassate e tutti davanti alla tv a tifare Italia. Una curiosità infine. Tra i tanti cinema chiusi rimarrà aperto regolarmente il Greenwich. La domanda è: chi andrà a vedere alle 20,30 «4-4-2 Il gioco più bello del mondo» la sera della finale mondiale?