C’È CHI DICE NO

Prima di tutto, grazie. Da quando Radio 19 ha reso nota l’offerta che mi è stata fatta per candidarmi a sindaco di Genova, sono sommerso di attestazioni di stima e di inviti ad accettare, che iniziamo a pubblicare oggi. Alcuni sono veramente commoventi, così sono commoventi telefonate come quella che mi ha fatto Piero Vassallo, uno degli intellettuali più profondi, colti e misconosciuti di Genova, perchè fuori dal solito giro: «Ho fatto qualche telefonata. Cento amici pensano che solo tu possa farcela». Altri come Piero Randazzo, soavemente bipartisan: «Io sono di sinistra, però la voterei volentieri». Altri ancora, come Roberta Simonazzi, mi hanno regalato il loro dolcissimo: «Per lei, fino all’ultimo respiro». O Angelo Toscano, intimativo: «Deve farlo!». E al bar, sull’autobus, a pranzo, ho fatto il pieno di dichiarazioni di voto.
Ribadisco: è qualcosa di estremamente gratificante. Perchè tanta attenzione è rivolta non tanto o non solo alla mia persona, ma a questa straordinaria esperienza del Giornale di Genova e della Liguria. Per uno come me, un «foresto» che vive qua solo da tre anni, essere coccolato e adottato così da una città è qualcosa di descrivibile solo con gli occhi lucidi e la pelle d’oca. Soprattutto, è qualcosa che in un colpo solo spazza via secoli di pregiudizi sui genovesi chiusi e inospitali.
Anche i politici che me l’hanno proposto. Quelli che parlavano sul serio, intendo: le parole che mi hanno detto sono qualcosa che va oltre i giochini e le formalità. Ringrazio Sandro Biasotti, colui che ha avuto l’idea, capace di guardare in una direzione diversa dagli altri, più alta e lontana, così come è stato capace di farlo, pensando al futuro di questa città e di questa regione, da governatore, alla guida di una giunta che - pur con tutti i suoi errori - ha rotto ogni pregiudizio sul fatto che Genova e la Liguria non possano cambiare. E poi ringrazio il capogruppo di An in Regione Gianni Plinio per lo spirito che anima la sua proposta che pubblichiamo oggi. E il candidato sindaco del centrodestra (ma non di centrodestra) alla Spezia Gianluigi Burrafato per aver provato a convincermi a colpi di citazioni greche. Che io, studente da sei stiracchiato per tutti gli anni del ginnasio e del liceo, ho preso per buone sulla fiducia.
Tutte attestazioni commoventi, dicevo. E, forse, se devo trovare il pelo nell’uovo, devo cercarlo in casa nostra, nei giornali: se La Repubblica-Il lavoro è stata correttissima nel riferire il mio «no, grazie»; Il Secolo XIX, invece, oltre a scrivere che io «in pratica, avrei scritto di essere a disposizione» (quando? come? dove?) si è inventato un esilarante retroscena secondo cui l’idea di Biasotti sarebbe tesa a depotenziare l’idea di candidatura di Zara, che gli farebbe ombra come imprenditore prestato alla politica. Peccato che l’idea di Biasotti su di me sia nata due settimane prima dell’idea di Garrone su Zara. Il tutto, ovviamente, senza nemmeno fare una telefonata per verificare.
Ecco, dico no proprio per continuare a fare un’altra informazione, ad essere liberi di combattere per una città migliore, libera dalle lobby, libera di giudicare una proposta, un’idea o un voto non a seconda di chi parla, ma a seconda di cosa dice. Di non essere super partes, anzi di essere dichiaratamente di parte: ma dalla parte della verità, senza paura di riconoscere quelle (poche, purtoppo) volte che la verità sta a sinistra. Le lettere, bellissime, di ieri e di oggi di Brunella Maietta fotografano e raccontano il mio stato d’animo, meglio di quanto avrei saputo fare io stesso.
Questo è il metodo di fare informazione di questo Giornale e di queste pagine e mi fa piacere che qualcuno, nel centrodestra, pensi che sarebbe anche un buon metodo per amministrare la città. Non dico di no. Senza bollini di partito, certo, che non vorrei assolutamente, ma solo con l’amore per Genova. Ma, per l’appunto, proprio perchè il mio mestiere è un altro e proprio perchè stiamo dando vita a un’esperienza unica e gratificata dal successo, continuerò a farlo con entusiasmo e gioia. Comunque commosso di questa enorme gratificazione che avete voluto dare al Giornale.
Hic manebimus optime. Se a qualcuno non è chiarissimo, poi glielo faccio tradurre da Burrafato.