C’è chi fissa la residenza in carcere

Si fa presto a dire: «È finito a Marassi, in carcere». Detto così, fa effetto. Ma in fondo, lui, l’interessato, è semplicemente tornato a casa sua, in quella che è la vera e propria residenza anagrafica, certificata dal Comune: Armando Cesarano, di lui si parla, può esibire una regolare carta d’identità dove, al rigo: «residenza», sta scritto «carcere di Marassi». Senza numero civico, tanto lo sanno tutti, e, nel caso, saprebbero indirizzarlo. Non ha avuto dubbi, in questo senso, nemmeno il poliziotto che l’ha fermato in vico Untoria mentre Cesarano stava passando una bustina di droga a un ragazzo napoletano. Gli agenti hanno riferito che quest’ultimo, alla vista delle forze dell’ordine, aveva buttato a terra la busta spergiurando di non averla comperata. A ogni buon conto, è stato denunciato a piede libero. In mano a Cesarano, intanto, sono stati trovati 40 euro. Pochi o tanti, devono essere stati giudicati almeno un anticipo. E l’uomo è stato riaccompagnato a casa sua. Case Rosse, appunto. Ai poliziotti che non lo conoscevano ha spiegato che sì, lui può entrare e uscire di galera come e quando vuole, volontariamente e, qualche volta anche involontariamente. Tutto per quella residenza certificata a suo tempo: una «concessione» speciale, riservata a chi è senza fissa dimora e ha goduto di periodi lunghi di detenzione. Più o meno: tanti mesi, tanti punti. E allora il detenuto può chiedere, rivolgendosi agli educatori della casa circondariale e tramite il direttore, che gli venga concessa la residenza dietro le sbarre. La pratica viene poi inoltrata in Comune che rilascia il documento. Per il giovane Armando, senza fissa dimora, senza lavoro e con vari precedenti penali, non c’è mai stato problema. Fino all’altra sera, quando è stato sorpreso col napoletano (un vicino di casa: abita in un camper davanti al carcere). Così ieri Cesarano, assistito dall’avvocato Silvana Bianchi, è comparso davanti al gip Adriana Petri. Gli hanno convalidato l’arresto. Ed è tornato a casa.