«C’è chi paga mille euro per cancellare l’ipoteca»

da Milano

«Cinque miliardi: questo è quello che le banche hanno guadagnato in un anno, illecitamente, sui depositi dei clienti, semplicemente evitando l’adeguamento dei tassi d’interesse imposto dal decreto Bersani. Ma d’altronde, se neanche al Garante si applicano le regole, che cosa può aspettarsi un cittadino qualsiasi? La verità è che le liberalizzazioni, a un anno di distanza, si sono rivelate un flop».
Più battagliero che mai, il presidente dell’Adusbef, Elio Lanutti, annuncia una raffica di esposti contro gli istituti di credito: «Ne presenteremo 104, ad altrettante Procure della Repubblica di tutta Italia, insieme a Federconsumatori e Codacons. Vogliamo che la magistratura valuti se esiste una truffa aggravata da parte delle banche ai danni dei consumatori, e nel caso agire penalmente». Non è solo questione di mutui, dunque: «No, anche se è sicuramente un problema gravissimo, considerato che riguarda 3,5 milioni di mutuatari, per un controvalore di 255 miliardi di euro - prosegue Lanutti -. Sono passati oltre due mesi dall’accordo firmato dalle associazioni dei consumatori con l’Abi, che prevede sconti sulle penali per la cancellazione di tutti i mutui, sia fissi che variabili, contratti prima del 2001, e ancora le banche continuano a fare orecchie da mercante». Non solo: la legge Bersani ha anche stabilito una semplificazione delle cancellazioni ipotecarie. «Nonostante questo ci sono banche che chiedono fino a mille euro per una estinzione che deve invece essere fatta gratuitamente. Ma non è l’unico caso di norme che, uscite dalla porta, rientrano dalla finestra», aggiunge il presidente dell’organizzazione.
Basta scorrere i forum delle associazioni consumatori, per avere esempi calzanti: a cominciare dall’abrogazione delle spese di chiusura dei conti correnti e del trasferimento dei titoli, anch’essa prevista dal decreto Bersani. «In realtà, se la prima parte è stata applicata, più o meno obtorto collo, da quasi tutte le banche, spostare i titoli da un istituto all’altro costa ancora: addirittura fino a 90 euro per titolo trasferito - commenta Lanutti -, poi c’è l’articolo 10, applicato in una direzione sola: quella a favore delle banche».
Con questo articolo, il decreto Bersani stabilisce che le banche adeguino alle variazioni stabilite dalla Bce sia i tassi debitori che quelli creditori. In un anno, da agosto 2006 ad oggi, gli aumenti del costo del denaro da parte della Banca centrale europea sono stati cinque. «Gli istituti di credito italiani- afferma ancora Lanutti - hanno tempestivamente aumentato il costo del denaro su mutui, prestiti e finanziamenti, ma non hanno neanche sfiorato i tassi sui depositi. Ma adesso basta: non possiamo continuare ad essere la repubblica delle banche. Con le altre associazioni, stiamo raccogliendo un dossier sugli abusi degli istituti di credito, che presenteremo a fine mese, a un anno dalle famose liberalizzazioni».