C’è chi sputa e chi dà gomitate ma a loro si perdona tutto

Cassano entra nello spogliatoio alla fine del primo tempo. «Ehi amico, abbi rispetto. Non perché arbitro, ma perché è donna». Difende la guardalinee Cini, difende l’onore della signora che Di Loreto ha appena offeso. Ora anche questa è una cassanata. Con Antonio vale tutto. Esagera lui, esagerano gli altri. Cattivo a prescindere. Perché ieri ha sbagliato, come no. Sceneggiata in diretta, Mario Merola pallonaro, volgare, teatrale, eccessivo. Però la nazionale non c’entra. Agli Europei non si va perché si è buoni ed educati. Ci vanno i più forti. E quest’anno Cassano è forte. Con il Genoa ha vinto da solo, con l’Inter ha pareggiato da solo, con il Torino anche. Antonio incanta, poi ogni tanto sbraca. E però valgono più i corti circuiti dei colpi da fenomeno. Allora l’equazione: con una testa così, niente nazionale. E perché? «Perché rischia in qualunque momento di lasciare la squadra in 10». Come no. Esattamente come Totti che si fa espellere per proteste, oppure come Materazzi che può essere cacciato per un fallo, come De Rossi che prende un rosso per una gomitata. Nessuno ha mai detto di non convocare uno di questi tre perché sono maleducati o violenti. Materazzi è stato santificato dal mondiale tedesco, dove De Rossi prese 4 giornate per una follia. Eppure ha giocato la finale e battuto uno dei rigori che ci hanno dato la coppa. Totti sputò in faccia a Poulsen, gli diedero tre giornate, lasciò l’Italia da sola a combattere l’Europeo 2004. Quello di un ragazzino che da solo tenne l’Italia a galla. Scrissero tutti così all’epoca. Era Antonio Cassano. Lo stesso di oggi. Lo stesso che dev’essere escluso solo se gioca male. E siccome gioca alla grande dovrebbe essere convocato. È rischioso? Chissenefrega. Fa vincere le partite: ne vale sempre la pena.