C’è crisi. E la cultura scoppia di salute

In Italia (e non solo) si comprano più libri, si legge di più (mai così
tanto dagli anni ’60), si vedono più dvd Calano tutti i consumi tranne
quelli "intellettuali" e di intrattenimento. Soprattutto fra i più
giovani

La cultura ai tempi della crisi? Naviga sul fronte del ciclone. Sopravvive allo tzunami del calo dei consumi, anzi ci galleggia sopra come fosse un’arca carica di tutto il salvabile. Solitaria superstite dell’età dell’oro uccisa da Wall Street. Imbarca le speranze della classe media conducendole verso chissà quale Ararat. Nel diluvio borsistico si fa spingere verso nuovi lidi, sostituendo più costosi feticci che paiono affondare.

Fuor di metafora diamo un’occhiata al panorama internazionale. Sotto la Statua della libertà sembra proprio che si legga di più. Dopo anni di profezie apocalittiche sulla morte del libro una ricerca condotta dal «National Endowment for the Arts», rivela che nel 2008 si è invertita la tendenza che ha caratterizzato gli scorsi 25 anni.
Il tasso di lettura degli adulti è radicalmente aumentato. Circa il 4% rispetto ai dati del 2002. E su un mercato così grande significa un totale di 16 milioni e seicentomila lettori in più. E finito il tempo della promozione sociale a colpi di macchinoni da rapper, ad andare in giro con un libro sotto braccio sarebbero soprattutto le minoranze etniche e i giovani tra i diciotto e i ventiquattro anni. Quelli costretti a reinventarsi un futuro.

E l’immenso mercato culturale a stelle e strisce non è un caso isolato. In Francia i dati del 2008 parlano di un anno record. Le muse, alla faccia di Penia (dea della povertà e delle crisi) non avevano mai incassato così tanto. Mentre il Cac40 (l’indice di Borsa parigino) cadeva in picchiata, come tutti gli altri, i best-seller andavano a gonfie vele e i musei incanalavano nelle passerelle i serpentoni delle code. Il Louvre ha fatto 200mila visitatori in più, la mostra Picasso-Manet al Musee D’orsay o l’esposizione di Jeff Koons a Versailles hanno attirato frotte di persone. Stessa cosa per il cinema. Niente week-end costosi? I francesi sono tornati a sognare nelle sale (aiutate anche dalle severe leggi antipirateria francesi): il centro nazionale della cinematografia ha annunciato un aumento delle vendite di biglietti del 6,2%.

Di tanto fermento culturale alcuni degli operatori di settore non si sono stupiti più di tanto. Marie-Christine Labourdette, direttrice dei musei di Francia ha dichiarato a Le Monde: «La crisi incoraggia la gente a rivolgersi verso quanto rimane preservato... Il mondo cambia, il futuro preoccupa? L’intangibilità dell’opera d’arte e la stabilità dei musei rassicurano». Del resto sotto i colpi della crisi del ’29 l’America si butto nelle sale cinematografiche per dimenticare.
E l’Italia come vive il rapporto tra crisi e cultura? Per certi versi anche nello Stivalone tra i tanti «beni rifugio» gli italiani hanno messo anche libri e Dvd. Ad esempio i dati Istat rivelano che il numero di lettori è salito raggiungendo il record assoluto dagli anni ’60: tra la popolazione italiana sopra i sei anni legge il 44% (nel 2007 era circa il 43,1%). L’aumento si fa ancora più marcato tra i giovani di età compresa tra i 6 e i 14 anni, raggiungendo il 2,1%. Una tendenza annuale che si è rinforzata nel periodo natalizio dove il libro si è rivelato uno dei regali salva portafogli più gettonati (le librerie Feltrinelli hanno dichiarato un 7% in più di fatturato).

Come spiega al Giornale Alfieri Lorenzon, presidente dell’Associazione italiana editori: «Non siamo ancora in grado di fornire dei dati quantitativi precisissimi. Ma indubbiamente la tenuta del settore è un dato di fatto. E il riavvicinamento della gente al libro in un periodo di crisi non è strana... Il libro è, in generale, un prodotto di qualità, consente sia di approfondire che di evadere. E nei periodi di crisi evadere è importante, esattamente come è importante farsi un’idea di quello che succede...». Soprattutto, secondo Alfieri Lorenzon, il libro crea un legame tra la sfera del privato e quella del sociale: «Il libro si vive nell’intimità, perché si legge da soli ma poi si condivide la sensazione della lettura con gli altri... Il passa parola è uno dei veicoli più forti per la diffusione dei libri». Essere nella sfera dei lettori aiuta quindi a crearsi un bozzolo sociale, in cui si condividono idee e ci si sente protetti. E da questa societas fatta di letture suggerite e condivise traggono la loro forza i piccoli editori che, contrariamente alle attese, sembrano essere i più adatti a intercettare nuove fasce di mercato: «La fiera di Roma dei piccoli editori ci ha dato degli ottimi risultati con un più 10% rispetto all’anno precedente».

Ma la vena intimista e casalinga messa in moto dalla crisi, soprattutto per quanto riguarda i regali di Natale, ha coinvolto anche il settore dei Dvd. Dal 22 al 28 dicembre in Italia sono stati venduti quasi 900mila Dvd e blu-ray disc, con un incremento di quasi il 16% rispetto all’anno precedente. Un’improvvisa “sterzata” che ha dato ossigeno a un mercato che paventava crolli e non aveva avuto andamenti stupendi nel corso dell’anno. E di nuovo secondo gli esperti del settore a premiare è stato il binomio intrattenimento-basso costo. Esattamente come i succitati cinema nel ’29, o gli assembramenti d’antan sotto le radio dei bar.
A differenziarci molto dai nostri cugini transalpini è piuttosto l’affluenza nelle sale cinematografiche che nel corso dell’anno hanno sofferto parecchio. In questo caso però a salvare il salvabile (-3,99% rispetto al 2007) è stato il così detto cinepanettone. Madagascar2 e Natale a Rio hanno trascinato il botteghino oltre le soglie dell’anno passato. E di nuovo vien da pensare alla crisi. Il week-end in famiglia in zona prenatalizia costa meno al cinema che in vacanza. Gli altri week-end resta il Dvd che costa ancora meno. Ora ci sono le buffe bestiole animate dello zoo di New York, nei depressi anni Trenta avevano Tempi moderni. Ogni crisi ha la sua «arca» piena di paure e speranze, lacrime e risate. Ogni crisi passa e i libri ce lo raccontano.