«C’è la crisi? E io investo in Abruzzo»

Un cruccio ce l’ha: ha messo a disposizione delle autorità il suo Villaggio Mediterraneo di Chieti Scalo, dopo il terremoto dell’Abruzzo, ma nessuno gli ha risposto. «Una struttura bella, moderna, superantisismica... Io l’ho proposta, nessuno mi ha risposto. Non è stata considerata». Maurizio Luciani, 63 anni, famiglia di imprenditori romani, costruttore e immobiliarista, si consola con il lavoro. Che, nonostante la crisi, non manca. Così come i profitti: «Si sono assottigliati, sì, ma resistono».
Il suo gruppo si chiama Paradigmi costruttivi spa, e opera nelle costruzioni e negli appalti pubblici. In realtà suo nonno aveva fondato il Lanificio Benedetto Luciani, a Roma, che arrivò a dar lavoro, negli anni Cinquanta, a tremila persone. Poi il destino dell’azienda fu segnato dalla morte precoce di suo padre. Maurizio, una laurea in economia, ricominciò da solo, scegliendo un settore diverso. Ora il complesso delle sue attività fattura intorno agli 80 milioni di euro.
Ma che cos’è questo villaggio Mediterraneo offerto ai terremotati?
«È nato per ospitare gli atleti e le delegazioni al seguito dei Giochi del Mediterraneo lo scorso anno. L’abbiamo costruito in tempi record: 18 mesi. Devo dire che se non ci fossimo stati noi...».
Che cosa sarebbe accaduto?
«Forse i Giochi sarebbero stati spostati da Pescara in un’altra località. L’accoglienza non era sufficiente».
E che cosa avete realizzato?
«Un nuovo quartiere, un’infrastruttura importante, bella e utile: è di fronte all’università di Chieti, che ha 11mila iscritti, di fronte all’ospedale».
Dagli atleti agli studenti allora?
«Sì, i primi inquilini, gli sportivi, sono stati 4.500-5mila. Adesso a disposizione degli studenti ci sono 25mila metri quadrati».
C’è dell’altro?
«Sì, anche della residenza, con 450 appartamenti, in tutto l’area interessata è di 240mila metri quadrati, con una volumetria di 370mila metri cubi: la parte realizzata è di 200mila».
Che investimenti ha comportato?
«Circa 150 milioni di euro, finanziati da me e da altri soci. Abbiamo costruito con le nostre imprese».
Un impegno importante.
«Sì, ma non è l’unico. A Fossacesia, sempre in Abruzzo, stiamo progettando altre opere importanti».
Di che cosa si tratta?
«Di un complesso turistico residenziale e alberghiero. Anche qui l’investimento sarà intorno ai 120 milioni di euro. Sarà pronto tra quattro anni».
Che cosa ha di particolare?
«È situato su una delle più belle coste dell’Adriatico, la Costa dei Trabocchi, a Sud di Pescara. Un mare da bandiera blu. Siamo in fase di progettazione: in tutto 180mila metri cubi: villette, appartamenti, un complesso alberghiero e residenziale. Poco lontano, ad Atessa, c’è lo stabilimento Fiat in cui si produce il Ducato, che occupa 2.500 dipendenti. Credo che anche loro potranno essere potenziali clienti».
All’estero state facendo qualcosa?
«Ci sto pensando. Soprattutto ai mercati emergenti, per diversificare. Sto valutando il Brasile. Ma la nostra priorità resta l’Italia».
Siete attivi anche nel mondo delle opere pubbliche.
«In questi vent’anni ho lavorato per il Coni, il ministero della Difesa, il Comune di Roma, la Regione Lazio».
La crisi economica la preoccupa?
«Si sente, e forte: ma non durerà ancora molto. Ho fiducia, tutto migliorerà presto. Non mi faccia dire che molta colpa è dei giornali. Ma certo, facendo i catastrofisti, non hanno aiutato l’economia a reagire adeguatamente».
In azienda è già pronta la prossima generazione?
«Sì, con me lavorano già due dei miei figli: Massimo, 34 anni, che si occupa della parte residenziale privata, Marcello, trentunenne, che segue gli appalti pubblici. Marco è in arrivo: ha 23 anni, è laureato in Economia. E presto comincerà a lavorare a stretto contatto con me».