C’è una donna al vertice dell’ Evangelico

Ha 35 anni. È genovese. Esercita la professione forense. È stata responsabile dell'ufficio affari legali e societari di una importante società internazionale di brokeraggio. È professore a contratto presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Genova. È autrice di numerose pubblicazioni sulla responsabilità medico-sanitaria e la gestione del rischio clinico. Conosce a fondo le problematiche del mondo della sanità.
È questo il profilo curriculare di Cristina Ageno, sposata e madre di una bambina, di recente nominata Presidente dell'Ospedale, con un mandato triennale.
La nomina di Cristina Ageno, prima donna in Liguria alla guida di un'azienda ospedaliera, non è la sola novità: il nuovo CdA - ora composto in maggioranza da donne - ha visto anche l'ingresso di Tullio Florio, giovane medico, vicesegretario, e di Barbara Oliveri Caviglia, consigliere segretario, da sempre vicina, per tradizione famigliare, alla vita dell'Ente. Molti genovesi ricorderanno il nonno, Osvaldo Simeoni, stimato primario dell'ospedale nel periodo compreso fra gli anni '50 e '70. L'Evangelico anticipa le tendenze nazionali in politica e nell'economia che vogliono più donne ai vertici e lancia alla città un segnale forte di cambiamento: due donne, madri, giovani e preparate, capaci di conciliare gli impegni di famiglia con le responsabilità manageriali, ricoprono oggi le cariche di maggiore rilevanza all'interno del Consiglio di Amministrazione. Una scelta coraggiosa quella operata dall'Oei in una città in cui, ancora oggi, non sono molte le aziende o le organizzazioni guidate da giovani donne manager. «Intendiamo portare - afferma l'avvocato Ageno - nella conduzione dell'Ente, i tratti distintivi tipici della managerialità femminile: la trasparenza, la concretezza, il rigore, l'attenzione alle relazioni umane, la comunicazione costante con il territorio e le sue istituzioni. La mia nomina a Presidente esprime la volontà dell'Ente di intraprendere un processo di rinnovamento per rendere l'Ospedale in grado di affrontare le sfide che pone oggi il servizio sanitario pubblico».