«C’erano black bloc alla Diaz»

Piero Pizzillo

Colpo di scena nei processi a carico dei 29 poliziotti accusati a vario titolo di lesioni a danno dei no global, arresto illegale degli stessi, calunnia e falso, reati commessi la sera del 21 luglio 2001 (penultimo giorno del G8), durante il blitz alla Diaz e alla Pascoli. Finalmente i famigerati black bloc si sono materializzati (non v’erano dubbi sulla loro presenza all’interno della scuola, perché vi è traccia in intercettazioni disposte dalla procura di Cosenza). Dalla viva voce di una testimone si è appreso che gli uomini del «gruppo nero», che hanno messo a ferro e fuoco la città, si erano fatti vivi anche nei due istituti scolastici. Claudia Testoni, responsabile del sito Web del Genoa social forum, teste d’accusa ha detto che nella mattinata di venerdì 20 luglio sei o sette giovani, vestiti di nero, riconducibili all’iconografia dei black bloc erano davanti alla Pascoli. La testimone ha inoltre detto che la sera del 21, per evitare l’ingresso della polizia alcuni avevano messo una scrivania davanti alla porta (invero di porte barricate si era già parlato in aula). A questo punto uno dei difensori, l’avvocato Marco Corini, ha fatto presente al tribunale che la Testoni stava ammettendo che alla Diaz ci fu resistenza alla polizia. Il pubblico ministero Enrico Zucca ha invece sostenuto che le affermazioni della teste non erano indizianti, perché gli anti global avrebbero agito per paura degli agenti e che la teste non poteva essere accusata di concorso in resistenza. Il presidente Gabrio Barone come prescrive la legge, ha «avvertito» la teste per le conseguenze penali in cui sarebbe incorsa. L’esame della testimone continua. In aula sembra aleggiare un clima di tensione. Si avverte nervosismo. I difensori, Piero Porciani, Mario Mascia, Carlo Di Bugno e altri sono sono attenti e agguerriti. Scorre un filmato. Il pm chiede alla teste se riconosce qualcuno tra le persone riprese «Si, v’è un teologo», risponde la Testoni. Scatta Porciani, rivolto al tribunale: «La domanda non è rilevante nel processo». Il presidente risponde: «Anche a noi non sembra rilevante». E il pm si risente: «Mi stupisco che il presidente metta in discussione la rilevanza delle mie domande».Secca la risposta di Barone: «Non sono ammissibili questi insulti al tribunale. Se si continua, sospendo la seduta».