C’erano una volta due grandi amici, Totò e Raffaele...

Sono nati nella stessa casa, quella dell’ex Dc. E sono cresciuti sotto la stessa ala protettiva, quella della corrente che faceva capo a Calogero Mannino. Due «delfini» - Totò per la Sicilia occidentale, Raffaele per quella orientale - della stessa vasca, due amici per la pelle che sembravano inseparabili. Sembravano. Sì, perché adesso Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, e Raffaele Lombardo (nella foto), attuale governatore, sono l’un contro l’altro armati per ragioni politiche. E a farne le spese è la loro amicizia che sembrava inossidabile.
A rompere gli indugi è Totò, il più impulsivo: «L’amicizia – dice Cuffaro – è un sentimento che ha bisogno di essere alimentato reciprocamente. Sono stato amico di Lombardo, ma lui sta dimostrando di non essere amico mio. Non siamo più amici per scelta di Lombardo, ma siamo e restiamo alleati leali. Continueremo a comportarci lealmente a sostegno del governo regionale se andrà avanti con la maggioranza scelta dai siciliani, senza cercarne altre». Raffaele risponde piccato: «Sono amareggiato dalle parole di Cuffaro. Sono convinto che una vera amicizia non finisca mai, nonostante le divergenze politiche».
Temporale passeggero o rottura? Difficile dirlo. Certo è che alla Regione Sicilia la situazione non è semplice. Sussurri insistenti preconizzano, a stretto giro, possibili «ribaltoni», o almeno strane alleanze di Lombardo con pezzi dell’opposizione per approvare i provvedimenti per i quali il presidente non ha più la maggioranza bulgara che nell’aprile scorso lo ha portato a palazzo d’Orlean’s. E su queste possibili «geometrie variabili» che tutti ufficialmente smentiscono, è il putiferio: nel Pdl ma pure nel Pd.