C’erano una volta i liberali, e ci sono ancora

(...) Da quel giorno, il giorno delle esequie forzate del Pli - cent’anni sembrano passati, ed era solo il 6 febbraio del ’94 - i liberali che sembravano estinti sono cresciuti. In quantità industriale, a misura e dismisura. I sedicenti. Ce ne sono dappertutto, dovunque ti giri: stalinisti liberali e dipietristi liberali, garantisti liberali (pochi) e giustizialisti liberali (troppi), democratici liberali, radicali liberali, progressisti liberali e conservatori liberali, perfino liberali di Hamas e liberali di Hezbollah... A scarseggiare, almeno per un certo tempo, sono stati i liberali-e-basta.
Eppure, nonostante la diaspora che ne ha distribuito molti un po’ in tutto l’arco costituzionale, ci sono sempre quelli che resistono con fede incrollabile, e soprattutto con principi incrollabili in quanto universali, e continuano a sventolare simbolicamente il vessillo dell’antica dimora politica. «Discutiamone», si son detti, questi epigoni che, se traggono spunto dal passato, vogliono guardare principalmente e razionalmente al futuro, inseriti in uno schieramento più ampio e articolato che riconosca l’importanza e la funzione essenziale della componente liberale. Il Popolo della libertà, quindi, che è pronto ad accogliere e interpretare le istanze e le capacità dei liberali-liberali veri.
In questa prospettiva è stato organizzato per domani, con inizio alle ore 17, nella Sala Barabino del Teatro della Gioventù, un convegno-tavola rotonda sul tema «Il ruolo della presenza liberale nel Pdl». Parleranno, all’esordio, il notaio Francesco Felis, il professor Giovanni Calabria e l’avvocato Emanuele Basso. Successivamente, è previsto l’intervento dei docenti universitari, professori Stefano Monti Bragadin e Paolo Armaroli, che precederanno la vera e propria tavola rotonda, animata - non c’è dubbio alcuno - dall’onorevole Roberto Cassinelli, la nuova linfa, dal senatore Enrico Musso, liberale da sempre, e dal senatore Alfredo Biondi, trait d’union fra le battaglie d’antan e quelle odierne; a lui Silvio Berlusconi, nel 2002, in occasione di un convegno, inviò una lettera di adesione sottolineando fra l’altro come «un posto di rango spetti alla cultura specificatamente liberale, ai suoi valori, alle sue tradizioni, al suo metodo che ha dimostrato la sua validità e la sua capacità di persuasione». Ad ascoltare Biondi, Cassinelli e Musso ci sarà anche una rappresentanza di varie «anime liberali», dai piemontesi Raffaele ed Enrico Costa a Egidio Sterpa, dall’onorevole ligure Enrico Nan, già coordinatore regionale di Forza Italia (la sua è stata fra le più durature e apprezzate militanze nell’incarico a livello nazionale) a Vittorio Tarditi, a Daniele Galli. C’è da aspettarsi, dunque, un dibattito aperto e di tono elevato, in uno scenario di analisi e proposte, con tante voci libere per tradizione e convinzione. Da liberali, appunto.