«C’è un futuro per il capitalismo familiare»

«Il nostro primo obiettivo è la Turchia con la privatizzazione delle Lotterie»

Gabriele Frontoni

da New York

La più grande acquisizione mai condotta da una società italiana al di là dell’Oceano. È questa la carta d’identità con cui Lorenzo Pellicioli, amministratore delegato di De Agostini, è sbarcato a New York per presentare al mercato americano i termini dell’accordo da 4,4 miliardi di dollari per l’acquisizione di GTech, il maggiore operatore al mondo di lotterie, da parte di Lottomatica, società quotata a Milano, controllata dal gruppo di Novara. Un gigante con oltre 5.300 dipendenti e una capitalizzazione di mercato superiore ai 4 miliardi di dollari è diventato la preda di una società come Lottomatica che presenta multipli decisamente inferiori.
Pellicioli, com’è maturata questa decisione?
«Come De Agostini, abbiamo chiesto alle società del gruppo di studiare le possibilità di espansione con una crescita organica o attraverso acquisizioni. Lottomatica ha segnalato la possibilità di rivolgerci verso Gtech. Inizialmente si trattava di verificare la possibilità finanziaria e manageriale dell’operazione. Una volta riscontrata la rispondenza dei manager GTech alle strategie e ai progetti di Lottomatica, e trovati degli strumenti che ci garantissero equilibrate possibilità di finanziamento, abbiamo deciso di procedere».
L’acquisizione di una società di grandi dimensioni da parte di un attore più piccolo è per definizione delicata. Voi non avete avuto nessun problema?
«La nostra operazione è la risultante di mera matematica finanziaria. Lottomatica ha dimostrato di possedere le risorse necessarie per andare avanti nell’acquisizione di GTech. Inoltre, la fusione tra le due società porterà alla creazione del più grande operatore di servizi di lotteria a livello internazionale con una quota di mercato pari al 63%, ben distante dal più diretto concorrente che detiene il 13% del mercato».
A proposito dellle risorse per l’acquisizione. Per finanziare parte dell’operazione GTech, avete annunciato il lancio di un prestito obbligazionario subordinato da 750 milioni con scadenza nel 2066 destinato a quotazione sul mercato lussemburghese, offerto a investitori istituzionali.
«È un nuovo strumento finanziario. Fino ad ora ne sono stati emessi pochissimi in Europa e questo rappresenta il primo caso di società che lo emette contemporaneamente a un’acquisizione. Dal punto di vista del credit rating, è considerato capitale di rischio al 75%».
Che cosa porta GTech alla nuova Lottomatica?
«Da un punto di vista organizzativo metteremo assieme due realtà che resteranno comunque operativamente separate. La forza congiunta della nuova Lottomatica, tuttavia, ci consentirà di poter aumentare il nostro potenziale di acquisizione di contratti nei Paesi in cui non siamo ancora presenti o dove vogliamo espandere la nostra quota di mercato. Mi riferisco, in particolare, a tutti quei Paesi che si muoveranno in futuro per l’emersione delle lotterie illegali o per la conversione di quelle cartacee in lotterie informatizzate».
In quali Paesi state pensando di espandervi?
«La Cina, dove peraltro GTech è già presente con due lotterie, rappresenta un mercato di grande interesse. Lo stesso vale per Paesi come India e Russia. Ma la crescita in queste aree richiederà ancora molto tempo. Nell’immediato, invece, parteciperemo alla privatizzazione della lotteria turca, la cui aggiudicazione dovrebbe chiudersi entro i prossimi sei mesi. E poi c’è il rinnovo della lotteria inglese gestita al momento dal consorzio Camelot. In questo caso la questione è più delicata, visto che GTech è già da tempo fornitrice di Camelot.
E per quanto riguarda il governo societario del nuovo gruppo che progetti avete?
«Saremo presenti solo su un listino: alla Borsa di Milano sarà quotata la seconda società di gaming del mondo convogliando flussi di investimenti provenienti dai cinque continenti. Per coerenza, l’idea è quella di internazionalizzare il board inserendo nuovi elementi provenienti dall’estero o con importanti esperienze internazionali. Ma al momento non abbiamo ancora stilato una lista di nomi».
Lei si trova a capo di una multinazionale italiana privata, totalmente posseduta dalle famiglie Boroli e Drago. Come vede il futuro del capitalismo familiare in Italia?
«De Agostini è una grande multinazionale in perfetta salute. E questo dimostra che esiste ancora ed esisterà in futuro il sano capitalismo familiare italiano».
Lei è stato considerato uno degli alfieri della new economy. Yahoo! e Intel, due campioni dell’hi tech hanno presentato trimestrali molto deludenti.
«La new economy contrapposta alla old economy rappresenta una felice sintesi giornalistica con poca correlazione alla realtà. Credo esistano imprese che vanno bene e imprese che vanno male. In tutti i settori ci sono momenti di trend positivi e altri negativi. Spetta al management il compito di far fronte a queste situazioni».