C’È UN GIUDICE A GENOVA

Il fatto che parlare di «Giustizia giusta» sia diventato negli anni quasi uno slogan non è una buona notizia per la giustizia. Perchè dovrebbe essere scontato che la giustizia è giusta, come dire che l’acqua è bagnata o che la notte è scura. Quasi una precisazione superflua, un gioco di parole, un vezzo stilistico.
E invece se prima i radicali ai tempi di Enzo Tortora, poi una testata giornalistica sul mondo delle carceri e quindi mille discorsi parlamentari chiedono, implorano, quasi pietiscono, «giustizia giusta», dev’esserci qualcosa che non va. E, se la fiducia nella magistratura, anche negli ultimi rilevamenti dell’Eurispes, è drammaticamente scesa a percentuali pericolose, non è un buon segno per nessuno.
Proprio per questo, quando c’è un giudice che si segnala perchè fa qualcosa che ridà fiducia nella giustizia, c’è da essere felici, da urlarlo al mondo, da esultare pubblicamente. Ecco, a Genova, di magistrati di questo tipo ce ne sono. Uno su tutti. In ogni senso, visto che è quello messo alla guida di tutti: il procuratore capo Francesco Lalla.
Lalla, con il suo nome da letteratura femminile per l’infanzia, con i suoi modi di fare da vecchio gentiluomo affascinante, con la sua capacità di essere nonno nell’accezione più bella che la parola sa avere - accompagnando i nipotini al cinema, ma anche esercitando il buonsenso del buon padre di famiglia nella gestione della «giustizia giusta» - è riuscito a regalare a tanti di noi una nuova fiducia nella magistratura.
Due esempi su tutti. Prima, quando ha messo la parola fine al processo contro Franco Henriquet, un santo laico che avrebbe dovuto avere medaglie e non processi. E, persino il Csm, pur non risparmiandogli qualche rimbrotto doppiopesista per un eccesso di esternazioni, ha dovuto in qualche modo assolverlo per questa vicenda.
E poi, in questi giorni, Lalla si è segnalato per una postilla scritta a mano sotto la richiesta dei pubblici ministeri di arrestare il presidente dell’Autorità Portuale Giovanni Novi: «All’indagato ultrasettantenne e incensurato - ha scritto il procuratore capo - sono stati addebitati reati senza fine di lucro personale nella sua veste di presidente dell’Autorità Portuale, carica pubblica in scadenza». Circostanza che l’aveva portato a negare la firma di consenso all’arresto, suggerendo nella peggiore delle ipotesi la sospensione dall’esercizio della carica.
Parole semplici. C’è un giudice a Genova.