"C'è Grillo" ma ne avremmo fatto a meno

La recente uscita di Bohemian Rhapsody, il film biografico dedicato alla breve vita di Freddie Mercury, ha rilanciato la vendita e l'ascolto dei migliori dischi dei Queen, tornati in classifica a oltre trent'anni di distanza. Il nostalgico fenomeno del repechage, soprattutto se riguarda una persona tragicamente scomparsa, funziona nella musica e nel cinema, molto meno in tv dove il pubblico è sempre alla ricerca di cose nuove, soprattutto ora che la televisione è radicalmente cambiata, permettendo a ciascuno di decidere il proprio palinsesto, superando così l'abitudine all'evento in diretta. I mostri sacri dello spettacolo di un tempo, inoltre, non tirano più, sia perché le forme di intrattenimento tradizionale risultano superate, sia perché l'utente medio è cresciuto, è diventato più esigente e non si dimostra attratto dal vetusto schema del «come eravamo». Piacevano una volta, oggi non più, del passato possiamo fare a meno, diteci, piuttosto, come siamo e come saremo, qualsiasi trasmissione di attualità risulta infatti sempre più stimolante.

I bassi indici di ascolto registrati per Adrian hanno colpito anche Beppe Grillo e il pezzo da 90, fortemente voluto da Carlo Freccero quasi che la Rai avesse bisogno di un'alternativa forte da contrapporre a Mediaset, ha fatto flop. Di C'è Grillo, proprio come per Adrian, si è parlato solo con tono polemico, si è discusso di opportunità, di costi, di cachet ma non di televisione. D'altra parte cosa si sarebbe potuto dire a proposito di un programma costruito sull'archivio delle teche Rai e montato come Blob (infatti tra gli autori c'è Marco Giusti)? Un conto è la programmazione estiva a riempire un palinsesto in gran parte svuotato, un altro passare per oltre due ore in prima serata a gennaio senza un solo brano inedito. Che ci si aspettava da questa lunghissima biografia del comico genovese ai tempi della sua prima vita? Le battute sono invecchiate, molti dei destinatari - i politici della Prima Repubblica - non esistono più o comunque non se ne ha diretta memoria; i tic, i vizi, gli usi e i costumi degli italiani negli anni '80 sono cambiati così come le parole, il lessico, le frasi appartengono all'archeologia della comunicazione. Persino programmi mitici come il Drive In o quelli di Renzo Arbore a rivederli oggi non funzionano. Lo stile di Grillo risulta così invecchiato, persino soporifero, proprio come gli abiti, l'acconciatura, le scenografie, le soubrette dell'antico varietà Rai. A chi mai può interessare una trasmissione del genere? Possibile nessuno se lo sia chiesto prima di affrontare la figuraccia dello share?

Lo stesso Grillo, da tempo, aveva capito che il suo lavoro in tv era arrivato al dunque, che in politica avrebbe potuto reinventarsi, scivolando dal piccolo schermo al web. Non ne aveva bisogno di questo monumento postumo, la cui messa in onda gli ha procurato più danni che benefici. Effetto boomerang, il comico è tornato comico lasciando lo spazio in politica ai suoi discepoli, Di Maio e il ritrovato Di Battista. Altro che nostalgia, questa è solo malinconia.